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Verticale di Barbaresco “Noemy” dell’azienda agricola Vigin

Un imprevisto e un aperitivo che salta all’ultimo momento. Serata da riorganizzare. Un flash. Caspita, ma non era oggi quella verticale di Barbaresco?! Una telefonata a Giuseppe Sonzogni (nella foto) e poi via, in auto, verso la sua Enoteca Vintage a Cesano Maderno. Mezz’ora di strada e sono da lui, in Brianza. Il primo ad arrivare, alle 21 si comincia. 16 dicembre.
Un’unica azienda, piccola, non più di 35000 bottiglie complessive, quattro bottiglie, una sola etichetta; ‘Noemy’, una dedica di Davide Viglino alla moglie. L’azienda si trova a Treiso, il primo Barbaresco è quello della vendemmia 2003; le poche bottiglie prodotte nel 2002 non sono state messe in commercio. I vigneti sono a circa 400 metri di altitudine, su terreni prevalentemente argillosi e morenici. Sei ettari di proprietà, un cru – il Montersino – che sarà sullo scaffale a partire dall’annata 2008, appena 1500 bottiglie, boccia in più boccia in meno. Solo zinco e verderame in vigna, nessuna filtrazione, pressatura soffice e macerazione per circa due settimane in cantina. Resa di circa 65 quintali per ettaro e invecchiamento in botti grandi da 500 ettolitri.
Dicevo, quattro annate. Eccole.
NOEMY 2006 (14.5%)
Rosso rubino, consistente nel calice, non perfettamente pulito (ricordate?! nessuna filtrazione). Non granché intenso l’impatto, arrivano prima i fiori e poi la frutta. Una bella viola in primo piano, si sente la nota eterea e uno sbuffo di canfora. In bocca è secco, bello caldo e con un ingresso abbastanza morbido. Più fresco che sapido, menomale! (penso io), se no il tannino chi lo teneva. Sorso di buone sensazioni, non lunghissimo il finale ma intenso, pulito e asciutto con ritorni di cacao e sottobosco. Abbastanza equilibrato e armonico.
NOEMY 2005 (14.5%)
Esame visivo come sopra. Naso più intenso del precedente millesimo. Qui, però, la prima donna è la prugna, poi la viola. Molto elegante, nonostante quella nota eterea un filino più accesa. Interessanti sensazioni di erbaceo e di balsamico. In bocca è secco, caldo mica da ridere pure questo, più morbido. Sorso più denso, ricco, con una chiara impronta di radice di liquirizia e anche più duraturo quanto a persistenza. Il tannino è molto fitto, c’è sempre quella bella dose di freschezza che aiuta e aiuterà pure a tavola. Unico neo, forse, una leggera tendenza amarognola finale. Bella struttura.
NOEMY 2004 (14.5%)
Qualche piccola virata verso sfumature più mature del colore, per il resto come i due precedenti. Poco meno intenso del 2005, ma che eleganza ragazzi! Onnipresente la viola, una nota calda di frutta in confettura, lampone e menta selvatica, un chiaro accento minerale, figlio del territorio (il più alto della zona di produzione del Barbaresco). E in più, finale lungo e coerente con le sensazioni olfattive, senza l’amarognolo. Armonico.
NOEMY 2003 (14.5%)
Colore più fitto, più caldo, come ci si attenderebbe ripensando all’andamento dell’annata. Naso più fruttato, molto intenso, di marasca e ciliegia sotto spirito, una viola un po’ appassita e una speziatura di chiodi di garofano, decise percezioni di etereo su uno sfondo vegetale e balsamico. Sorso apparentemente più caldo dovuto a una freschezza più sfumata, morbido. Finale discretamente lungo, di fiori appassiti e liquirizia soprattutto. Tannino vigoroso. Annata già pronta, direi, di quelle che non aspetterei molto prima di portarla in tavola.
Il prezzo? Poco più di 20 euro a bottiglia, 2 happy hour e ½ nella città della madunina. Che dite, avrò rimpianto l’aperitivo?!

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