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Vertical di Sfursat e Sfursat 5 stelle di Nino Negri

Il racconto di una serata affascinante (a cui ho dovuto rinunciare all’ultimo, mannagg’!!) raccontata da Daniele Vitali, sommelier, fresco di designazione nel panel di degustazione della guida Viniplus 2010 di AIS Lombardia.


di Daniele Vitali

Si è svolta lo scorso 22 settembre, presso le cantine Nino Negri di Chiuro (SO), una grande serata all’insegna del buon bere, ottimamente organizzata e gestita dalla delegazione AIS di Sondrio, in collaborazione con l’azienda.
Presenti Casimiro Maule, direttore della Negri, nonché “inventore” del 5 stelle, Natale Contini, delegato AIS Sondrio, Davide Bonassi, responsabile degustatori dell’AIS Lombardia. A condurre la degustazione il noto sommelier bresciano Nicola Bonera, oramai un habitué degli eventi enologici in Valtellina. In programma una degustazione verticale di ben 9 annate di Sfursat, con vendemmie comprese tra il 1996 e il 2006, degustato quest’ultimo in anteprima e spillato direttamente dalla barrique, dove ancora riposa.
Ad inizio serata Maule ha fatto gli onori di casa, e successivamente, dall’alto dei quattro decenni trascorsi nelle vigne Valtellinesi, ha raccontato un po’ di storia di vino, vitigni, viticoltori e quant’altro, e di come, nei primi anni 80, ha per così dire “inventato” lo sforzato 5 stelle, un vino all’epoca innovativo, per cercare di risollevare la produzione di vino in Valtellina e dare una svolta passando dalla quantità alla qualità. Oggi, 27 vendemmie dopo, possiamo tranquillamente affermare che Casimiro ci ha visto giusto!
Prima di quel momento, sia chiaro, lo sforzato si produceva già, ma con una tecnica tradizionale, peraltro ancora oggi in uso con ottimi risultati. La vendemmia avviene quando l’uva ha raggiunto un grado zuccherino compreso tra 17.5 e 18.5. Macerazione piuttosto lunga (circa 25 giorni), con fermentazione ad una temperatura di 22°/25°, e successivo invecchiamento in botti da 80 hl in rovere di Slavonia. Nel corso degli anni si è poi preferito l’uso di botti un po’ più piccole, da 50 hl di rovere francese. Per quanto riguarda il 5 stelle, decisamente la musica cambia: macerazione più breve (10/12 giorni), temperatura di fermentazione di circa 30° ed invecchiamento in barrique nuove di rovere francese.
E’ stata volutamente tralasciata la valutazione visiva (a parte uno leggermente spento, tutti gli altri 8 si mostravano eccellenti), lasciando spazio agli altri fattori. I primi vini assaggiati sono stati due tradizionali, del 1997 e del 2001. Più evoluto il primo, ma volendo fare un paragone, forse leggermente superiore il secondo. Da qui in avanti sette annate non consecutive di 5 stelle. Il 1996 è appunto stato l’unico a mostrare un colore un po’ spento, non proprio luminoso. Anche il naso è un po’ seduto, in bocca non proprio perfetto, tannini evoluti e discreta morbidezza. Il 1998, buon naso, intenso ed elegante. Anche in bocca, nonostante i tannini ancora un po’ ruvidi, si è dimostrato un bel vino. Il 1999 naso interessante, con note alcoliche evidenti e sentori di frutti rossi concentrati ed erbe alpine. Un classicissimo Nebbiolo di montagna, molto fine. In bocca entrata intensa, morbidezza avvolgente, ancora freschissimo, fine ed equilibrato. A mio parere il miglior vino della serata. Il 2002, naso fine, con sentori vanigliati, di salamoia ed erbe alpine. In bocca rispecchia il ’99, forse i tannini leggermente più verdi. Il 2004, sorprendentemente pronto, nonostante la giovane età. Naso non proprio finissimo, sentori di burro fuso, frutta rossa e spezie. In bocca grande morbidezza, buona freschezza ma la nota più evidente è la grande beva.. Forse è indizio di longevità abbastanza limitata. Il 2005, nonostante abbia solo 12 mesi di meno, mostra di essere ancora un bambino, con un naso in via di definizione, non molto pulito. In bocca buona morbidezza, ma ancora tutto da fare. Al contrario del precedente, la longevità dovrebbe essere un po’ più ampia. Il 2006, non ancora in commercio, è valutabile fino ad un certo punto. Al naso si presenta più come una spremuta d’uva, con sentori di frutti rossi. In bocca si nota un buon equilibrio, ma sarà da valutare tra qualche anno.
A concludere la serata una cena con piatti tipici Valtellinesi, chiaramente in abbinamento con i vini in degustazione.

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