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Tweets&photos about #aglianicodelvulture1 o #adv1

Degli assaggi di #aglianicodelvulture 1 o #adv1 che dir si voglia ne ho già parlato sul sito di Luciano Pignataro (leggi qui) con una cronaca dell’evento, “purtroppo” mutilata della puntatina a Matera con annessi e connessi.
Ma non dei tweets del prima, durante e dopo. Né di quelli dei vulturini e nemmeno di quelli degli #odv1 (orfani del vulture). 
La degustazione (foto di Hande Leimer – vinoroma.com)
Ce ne sono tre, in particolare (ma ce ne sarebbero parecchi altri ancora significativi), che mi riportano con la testa e con il cuore a quei giorni non ancora lontani, a quello che è stato e che forse sarà. Vado.
Il primo: “E nessuno mi aveva detto quanto la Basilicata fosse un posto di luce, terra, cielo. Uno di quelli da portare negli occhi e nel cuore“. 
Così Jacopo Cossater, editor intravinico, sul suo blog Enoiche Illusioni (leggi qui).
L’altro: “Aglianico del Vulture, d’aria, di lava e di luce“.
Questo, invece, l’esordio di Maria Grazia Melegari, all’esordio del suo bel post (leggi qui).
L’ultimo: “Molto distante eppure ho colto il profumo del Vulture: tu, il terroir, il calore delle persone… un seme piantato. Grande #adv1“.
Questo il commento di Sara Artusa – un’#odv1 – su twitter.
Il pranzo nei vigneti di Sara Carbone (foto di Hande Leimer – vinoroma.com)
Per me, campano d’origini, è stata la prima volta nel Vulture. Mi domando come io non abbia mia trovato il tempo di percorrere quel centinaio di chilometri che separano la mia terra da questo bellissimo scorcio d’Italia.
E rifletto anche – rileggendo questo post di Filippo Ronco – sul come il web abbia cambiato, stia cambiando e cambierà ancora il mondo del vino; su quanto sia emozionante vivere nel proprio piccolo quel “lato B dell’enomondo“.
Cosa rimane di questi giorni? Il “seme piantato“, come dice – sopra – Sara Artusa. Gli incontri, gli amici vecchi e nuovi, il cuore pulsante di una terra che – l’avrò già detto – merita molto di più di quanto abbia finora avuto. E le tante foto (qui la raccolta di Hande Leimer) che hanno fissato le emozioni dei giorni, intensi, trascorsi nel Vulture.
L’uomo e la terra (foto di Gianluca Morino – @gianlucamorino)
E questa foto (appena sopra), semplice ma al tempo stesso emozionante: una mano, aperta e distesa, che tiene in grembo la terra, l’anima del Vulture, il terroir.

Guarda anche qui:

(6) Commenti

  1. Anonymous dice:

    Molto bello Alessandro, un puzzle con le emozioni di tutti. 🙂

    Sara

  2. M.Grazia dice:

    Alessandro, sono onorata per la citazione. Penso proprio che Aglianicodelvulture1 inciderà una traccia indelebile nei nostri cuori e non solo. Mi consola, inoltre, apprendere che anche se a così poca distanza, anche tu abbia atteso così tanto per giungere nel Vulture. Ne valeva davvero la pena. Alla prossima!
    MG

  3. Alessandro Marra dice:

    Merito tuo, Sara, di Vittorio e di tutti quelli che con il loro contributo hanno fatto sì che noi potessimo viverle queste emozioni.

  4. Alessandro Marra dice:

    Maria Grazia,
    ebbene sì. Prima che mi trasferissi a Milano, il Vulture era proprio così a portata di mano… Sono contento ci sia stata quest'opportunità per riparare.
    Alla prossima, ci puoi contare!

  5. Anonymous dice:

    Ciao, volevo segnalarvi anche questo:
    http://www.gustovino.it/inevidenza/vulture-aglianico-parte1.html

    Ciao

  6. Alessandro Marra dice:

    Grazie della segnalazione.
    Le prime due puntate ok, ora aspetto la terza! 😉

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