in giro per, non di solo vino

Taste of Milano: cronache di un success(in)o

Diciamolo subito, la prima edizione di Taste of Milano era stata annunciata come l’evento dell’anno. Almeno, questo s’era pensato tutti a dare una rapida occhiata ai nomi dei dodici chef protagonisti  che mettevano insieme un numero enne di stelle Michelin che prometteva di illuminare a giorno le ultime notti dell’estate milanese.


Il ducato, la moneta ufficiale di Taste of Milano

Purtroppo così non è stato: le prodezze culinarie dei dodici chef d’adozione milanese non sono state sufficienti. Dico prodezze, nonostante tutto, perchè loro credo abbiano fatto il possibile, cercando di mantenere degli standars qualitativi elevati o quantomeno accettabili pur dovendo fronteggiare i grandi numeri, quelli delle presenze stimate.

C’ha messo del suo anche il tempo, non proprio felicissimo salvo che per la giornata d’apertura. Ma ciò che più è mancato sembrerebbe essere stata l’organizzazione generale, sia in termini puramente logistici che quanto alla qualità del contorno. Eh sì, perchè i nomi che attornavano i dodici stellati, con rispetto parlando, non erano della stessa altisonanza dell’offerta gastronomica se non per qualche eccezione.
Non posso dire molto sulla riuscita dei laboratori proposti sul fronte del Teatro degli Chef, della scuola di cucina e dell’accademia Wine&Spirits, tutti apparentemente di un certo interesse e, almeno per quelli svoltisi nelle due sere in cui sono stato anch’io al Parco Sempione, anche piuttosto affollati.
Pochi, troppo pochi i tavolini predisposti per la sosta gourmet; quanto alle file, anche molto lunghe negli orari di punta e almeno di sera (ché io alla sessione mattutina non ci sono mai andato), su questo non credo abbiano grosse colpe gli organizzatori: c’era da aspettarsi una presenza massiccia di golosi. E comunque chi frequentato il villaggio in prima serata ha potuto godersi meglio lo spettacolo.

I dodici stellati alla Press Preview del 23 settembre

Vabbè, la prima edizione è cominciata così, con i protagonisti tutti insieme a dare il benvenuto sul palco allestito all’interno del Teatro degli Chef. Disposti ai lati del meno giovane, Aimo Moroni de Il Luogo di Aimo e Nadia, tutti gli altri: lo chef nippo-brasiliano Roberto Okabe del Finger’s, il giapponese Ninomiya Yoshikazu del Ristorante Osaka, il più giovane all’anagrafe Matteo Torretta, chef del Ristorante Savini; e anche il ritardatario Davide Oldani, scherzosamente “bacchettato” da Carlo Cracco.

Tutto sommato, la mia due giorni al Parco (23 e 24 settembre) è stata positiva, a parte il fatto che mi sono rimasti 5 ducati sul groppone che non sono riuscito a spendere e che non erano rimborsabili. Ho provato per intero i menù proposti da Claudio Sadler, Carlo Cracco, Viviana Varese e Davide Oldani.

Ribadite le premesse (e cioè che ogni giudizio – oltre che soggettivo – deve tenere conto del format della manifestazione), ecco le foto di tutti i piatti. Mi mancano quelle di Davide Oldani; in compenso, ho realizzato due brevi video, in compagnia di Claudio Sadler e di Viviana Varese: potete vederli qui e qui sul sito di Luciano Pignataro oppure sul canale YouTube.

Parto proprio dalla cucina POP di Davide Oldani, chef e patron del D’O di Cornaredo. Il piatto migliore, a mio avviso, era il dolce: l’ivoire cremosa, biscotto allo zafferano, fave di cacao e sale a scaglie l’ho apprezzata soprattutto per il sale che creava un bell’effetto nel gioco di contrasti tra la dolcezza dell’ivoire e l’amaro del cacao. Gli altri due, invece, non mi hanno entusiasmato: mancava qualcosa al legume al cucchiaio, stracciatella di bufala e fichi cotti che pure offriva una stracciatella di grande qualità. Nel caso della costa di lattuga, melone, salsa al porto e riso – invece – oltre a non essere granché la presentazione del piatto, la mantecatura del riso monopolizzava l’attenzione e prevaricava persino la salsa al porto.

fogliette di tonno rosso di Carloforte in salsa tonnata, fiori di cappero e crostini di pane
Quindi, Claudio Sadler, chef e patron di Sadler. Molto buono il primo piatto, fogliette di tonno rosso di Carloforte in salsa tonnata, fiori di cappero e crostini di pane di cui ho apprezzato la grandissima qualità del tonno rosso.
paccheri di Gragnano farciti di stoccafisso mantecato, pesto al basilico e raspadura lodigiana
E non male anche i paccheri di Gragnano farciti di stoccafisso mantecato, pesto al basilico e raspadura lodigiana, delicati e molto equilibrati con il pesto (senza aglio) a donare vivacità.

stecco di riso giallo alla milanese croccante con salsa di ossobuco

Peccato, invece, per lo stecco di riso giallo alla milanese croccante con salsa di ossobuco, altrimenti detto risotto alla milanese da passeggio, idea geniale e presentazione accattivante: quello che secondo me non andava era proprio l’eccessiva croccantezza dello stecco.

polpo su crema di patate, croccante e granita di patate
A seguire, i piatti di Viviana Varese, chef del Ristorante Alice: molto interessante il polpo su crema di patate, croccante e granita di patate che univa il gusto deciso del polpo alla tendenza dolce delle patate in tre consistenze diverse e cucinate giocando sul contrasto caldo/freddo.
timballo di baccalà con latte di baccalà e scarola
Forte territorialità per gli altri due piatti, già a partire dalla scelta delle materie prime: la pasta Rummo e la scarola nel timballo di baccalà con latte di baccalà e scarola 
mousse di cioccolato con cuore di liquirizia, salsa allo zafferano e aceto balsamico
e il liquore “concerto d’erbe” tipico della Costiera (quello utilizzato è prodotto dai fratelli della chef) nella mousse di cioccolato con cuore di liquirizia, salsa allo zafferano e aceto balsamico – il suo piatto migliore, direi – dolce di grande aromaticità e persistenza, con la scia finale di zafferano a sfumare le accese tonalità del cioccolato e della liquirizia.

crema di riso allo zafferano con cioccolato al riso croccante

Dulcis in fundo, Carlo Cracco, chef e patron del Ristorante Cracco. Spettacolosa la crema di riso allo zafferano con cioccolato al riso croccante.

mandeghili e zucchine alla curcuma

Deludente, invece, mandeghili e zucchine alla curcuma, freddo e dal gusto non proprio facile.

semifreddo di mascarpone all’anice e fichi

Discorso diverso per il dolce, dove l’anice creava un bell’effetto di aromaticità nel semifreddo di mascarpone all’anice e fichi.

Questa è stata la prima edizione. La speranza è che la seconda possa dare qualcosa in più.

Guarda anche qui:

(7) Commenti

  1. Tomaso dice:

    Ale, fa piacere leggere le cose in modo costruttivo, sono d'accordo era una prima e sicuramente non è stata una passeggiata, ma il format dell'evento non ritengo sia da bocciare, anzi. Ciao

  2. Alessandro Marra dice:

    Credo anch'io, Tom!
    L'idea è bella. Con un po' di fortuna (leggi bel tempo) e più cura dei particolari credo si possa sperare in una seconda edizione più positiva.

  3. Anonymous dice:

    Ciao Alessandro…dopo tanti giudizi negativi neppure la pioggia ha scoraggiato la mia voglia di essere al TasteofMilano:la gentilezza e la cordialità degli espositori, gli assaggi senza la pretesa di un tappeto rosso,la curiosità di una ricetta in diretta al Teatro degli Chef…l'emozione di assaggiare i vini di Tomaso.Questo per me è stato l'evento al Sempione, scarpe sporche di fango, ma la gioia di esserci stata. 🙂
    Sara

  4. Alessandro Marra dice:

    Ciao Sara,
    è bello leggerti!
    La pioggia del secondo giorno ha creato non pochi problemi, anche nei giorni successivi. Ciò nonostante, molti (tu ed io compresi) ci sono andati ugualmente.
    Ripeto, c'è qualcosa da rivedere – IMHO – ma la formula mi piace!

  5. alessandra rossi dice:

    Mi sarebbe piaciuto esserci. Stavo in Lombardia per lavoro il 29, vicina, ma altrimenti impegnata. Però con questo ricco resoconto, Alessandro, davvero pareva di esserci :-).

    Ale

  6. Alessandro Marra dice:

    Grazie Alessandra,
    sono sicuro che rimedierai alla prossima edizione…

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    me. Thank you!

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