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Soave Classico Ca’ Visco 2010, Coffele

Ricordate #SociaList, la carta dei vini partecipata? Bene, tra i vari bloggherz (cit) impegnati c’era anche Maria Grazia Melegari (date un’occhiata al suo blog, Soavemente, ne vale la pena) che ha proposto una batteria di Soave e Durello di tutto rispetto. Tra questi, un Soave che faceva parte dei 6 ricevuti da Maria Grazia in cambio di altrettanti Fiano di Avellino e che io ho assaggiato proprio di recente.

Quando ho saputo che il Ca’ Visco 2010 di Coffele, poi, era risultato in cima alle preferenze espresse sul web (la mia compresa), bè, ne sono stato felice. Quando l’ho bevuto mi ha dato belle sensazioni. Pazienza se non sono stato capace di aspettare (nel raccontarcelo, la stessa Maria Grazia ne aveva preannunciato le ottime potenzialità evolutive) e l’ho bevuto alla prima occasione giusta. È andata bene così, altroché.

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Già il colore – un paglierino decisamente timido, quasi più un verdolino – tradisce una certa gioventù. Vivacità che si ritrova, poi, sia all’olfatto che al palato, dicono così gli espertoni, no!? A voler sorvolare su qualcosa – io che sono più bocchista (cit) che nasista (cit) – tralascerei il naso. Ma suonerebbe davvero come un’ingiustizia ché, in realtà, ha veramente (quasi) tutto e per di più al posto giusto: una buona intensità dei profumi, un’indiscutibile eleganza e pure un’ottima durata a bicchiere vuoto. Profumi di mela e di pompelmo, di fiori d’acacia, di salvia e qualcosa che a me ricorda molto le ortiche che tanto odiavo (anche se l’odio è sentimento davvero inappropriato per questo vino), magari appena appena lievitoso.

Il pezzo forte, però, è la beva: facile, nel senso che si fa molta più fatica a riempire il calice che a svuotarlo. Un sorso che regala una bella progressione: discretamente morbido, all’inizio, con i 13 gradi d’alcol che fanno egregiamente la loro parte; viene fuori con bella personalità e con il continuo alternarsi di sensazioni fruttate e minerali a dettare il ritmo.

100% garganega, dice il sito. Uve provenienti dai vigneti di Castelcerino, una delle zone più vocate per quest’uva. Solo acciaio.

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