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Maleducazione… a tavola!

No, non è questione di galateo (e non perché le buone maniere non siano importanti); la “maleducazione” a tavola ha altre facce. Vedi, tanto per dire, quelle che i nutrizionisti chiamano “cattive abitudini alimentari“.
L’articolo apparso ieri sul Corriere della Sera affronta proprio questo delicato tema, riflettendo su come il costante aumento del ritmo di vita degli italiani abbia profondamente inciso – e continui tuttora a farlo – sullo stile alimentare. I dati Nielsen Barilla del 2009 parlano chiaro e mettono in evidenza una triste verità: sempre meno italiani si prendono il giusto tempo per consumare il pasto. La cosa è tanto più evidente, direi, se si pensa al pranzo, che è poi il pasto più spesso consumato fuori-casa per motivi di lavoro. Se è vero, infatti, che il 76% degli italiani – non fosse altro che per motivi economici – preferisce mangiare a casa propria (il 6% a casa di amici e parenti oppure al ristorante o in pizzeria, il 4% a mensa, il 2% in un bar o in una tavola calda, il 3% in ufficio e solo l’1% all’aperto), le cose non sono proprio incoraggianti quanto ai tempi. Solo il 22%, infatti, impiegherebbe tra i 30 e i 60 minuti per un pasto, il 39% tra i 20 e i 30 minuti (tempo che mi sembra comunque abbastanza ragionevole); ben il 29% pranza in meno di venti minuti e il 5% in meno di 10.
La piramide alimentare (foto tratta da www.villanuovanuova.net)
I pasti, diventati più brevi ma anche più numerosi – afferma nel suo articolo Marcello Parrilli – hanno messo in crisi lo stesso «modello della mediterraneità» che lungi dall’essere soltanto un fenomeno nutrizionale (la dieta a base di pane, olio, pasta, frutta e verdura) è un vero e proprio «insieme di valori che comprendono lo spazio (come luogo della diversità produttiva), il tempo (come dimensione della preparazione, del consumo e della condivisione del cibo), le relazioni (come modalità di fruizione e arricchimento anche culinario, si pensi a un elemento “estraneo” come il pomodoro) e la cultura (come ambito della sobrietà, della semplicità e della sacralità, figlie della precarietà della vita stessa di quest’area)» – bello questo pezzo, no!? Un insieme di valori che è facile rinvenire nelle più semplici regole di buona educazione ricevute da bambini. Mi ricordo quando nonno Pasquale ammoniva me ed i miei fratelli se non rimanevamo seduti a tavola fino alla fine; o quando non voleva che si accendesse la televisione durante il pasto (pur non potendo lui stesso fare a meno del telegiornale). E pensare che c’è anche chi mangia male, troppo velocemente e addirittura in piedi.
Eppoi c’è il discorso della spesa delle famiglie italiane che ha fatto segnare una netta diminuzione dei consumi, non solo per l’attuale congiuntura economica. Rispetto al 32% del reddito di qualche anno fa, oggi le famiglie italiane non vanno oltre il 12% per la spesa alimentare, con l’inevitabile conseguente minore attenzione nella scelta dei prodotti, sempre più spesso congelati o comunque di scarsa qualità. E qui mi vengono in mente, invece, le parole di mia zia «su tutto si può risparmiare; ma non sul cibo e sulla cultura». Eh, come darle torto…

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(2) Commenti

  1. Dan Lerner dice:

    So che l'autocitazione è cosa assai inelegante ma qui me la chiami proprio, e poi è a fin di bene… Proprio all'Educazione Alimentare è dedicato il Forum che animo sul portale di IdeaTRE60 e che accompagna un bel concorso di idee. Qui c'è il mio ultimo post http://bit.ly/bNGuZ6
    A scavar bene ci scoprirai anche qual'è l'idea che realizzaremo nei prossimi mesi tra i ragazzi delle scuole medie!

  2. Alessandro Marra dice:

    Hai fatto benissimo, Dan! 😉

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