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La leggenda del Vorberg, il Pinot Bianco di Terlano

Dici Terlano* ed io penso subito al Vorberg, la riserva di pinot bianco di Cantina Terlano, prodotta per la prima volta nel 1993, ovvero cent’anni dopo la fondazione di questa importante cantina cooperativa**.

Terlan non ci sono mai stato, ma leggo che l’Alto Adige Terlano DOC Pinot Bianco Riserva “Vorberg” – questo il nome esatto – si produce da vigneti situati sul versante meridionale del Monzoccolo, ad un’altitudine compresa tra i 450 e i 900 metri, con esposizione sud-ovest. La spiccata mineralità di questo bianco deriverebbe dalle peculiari caratteristiche dei terreni di Terlano e, in particolare, dalla massiccia presenza di rocce porfiriche rosse.

Il Vorberg è da sempre apprezzato e riconosciuto come vino dalle grandi potenzialità evolutive. La scorsa settimana, abbiamo fatto una verifica sul campo. 😉

Vorberg Pinot Bianco Riserva, Cantina Terlano

la verticale

Tutte magnum provenienti da una collezione privata intercettata da Andrea Petrini per il gruppo EnoRoma. Sul mio podio -nell’ordine- 2009, 2005 e 2010. Qualche dubbio sul 2008: chissà che tra qualche anno non venga fuori qualche sorpresa (in positivo, spero).

2010 La nota alcolica è appena invadente all’esordio. Profuma di frutta, resina e camomilla. L’opulenza che si respira al naso si ritrova anche al palato, in un sorso più grasso (probabilmente anche per via del maggiore residuo zuccherino), ma che beneficia di una discreta acidità. Guadagna, con il tempo, maggiore finezza e definizione.

2009 Il sorso è più secco e pure più disteso, sinuoso ma mai pesante. Sarà anche per questo che si lascia preferire rispetto agli altri vini della serata. Bella intensità, slancio e lunga persistenza finale.

2008 Profuma di pino silvestre e macchia mediterranea, ha un che di metallico. Più degli altri, pare ancora alla ricerca di un equilibrio. Nel complesso, è il più scorbutico e – se vogliamo – anche il meno aggraziato/armonico della batteria. Lo penalizza oltremodo il finale amarognolo, che contrasta con quell’idea generale di dolcezza suggerita anche dall’uso del legno***.

2007 Ossidato.

2006 Non fosse stato per il finale, (forse) un po’ monocorde, si sarebbe guadagnato il podio. Simile alla 2009 per lo sviluppo del sorso, se ne differenzia (forse) per avere meno polpa in bocca.

2005 Forse la vera sorpresa della serata. Al di là delle difficoltà di un millesimo segnato dal forte caldo, nonostante una vendemmia travagliata per via di qualche temporale, nel calice c’è un vino elegante, che ha una buona ritmica al palato, potente ed al tempo stesso elegante. Probabilmente, il vino che stapperei oggi.

2004 Stesso discorso del 2007.

* piccolo comune della Valle dell’Adige noto anche per la produzione di mele ed asparagi.

** un po’ di numeri [fonte sito internet]: 143 soci, 165 ettari di vigna, circa 1,4 milioni di bottiglie l’anno.

*** sia in vinificazione che in maturazione.

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