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I “vini gemelli” di Cascina I Carpini

Il progetto “vini gemelli” dell’azienda agricola “Cascina i Carpini” è nato ufficialmente il 6 ottobre 2009, alle ore 12.00.40 con un post su Vinix (vai al post). O meglio, nei fatti era nato già prima… Tant’è che lui, Paolo Carlo Ghislandi aveva speso il suo ultimo anno a vinificare in parallelo due barbera in purezza: “due vini ottenuti da una unica massa vendemmiata, da una unica vigna e nello stesso momento; suddivisa prima della fermentazione in due masse identiche, messe a dimora in due vasche di acciaio identiche e poste nelle stesse condizioni ambientali”.
Due vini identici se non fosse per un’unica differenza: “ad una massa – chiarisce Paolo – sono state applicate le metodologie di vinificazione tradizionali con inoculo di lieviti selezionati e utilizzo di metabisolfito di potassio; nell’altra non è stato aggiunto nulla se non una piccolissima quantità di metabisolfito”.
Questo il primo passo. Quelli successivi sono stati l’imbottigliamento (4 ottobre 2009) e l’invio gratuito dei campioni ‘X’ e ‘Y’ ai vinixiani che ne hanno fatto richiesta: 60 coppie che hanno raggiunto diverse zone dello Stivale e alcuni paesi stranieri. L’obiettivo? Individuare eventuali differenze sensoriali dei due “vini gemelli”, “fermentati e maturati in tini di acciaio, non filtrati, non stabilizzati e non solfitati”.

Il gruppo di degustazione che ho organizzato si è ritrovato all’Antica Osteria Frangiosa di Ponte (BN) lo scorso 24 ottobre, a un anno esatto di distanza dalla vendemmia. Ospiti del titolare Giovanni, sommelier AIS, hanno fatto parte dell’eterogeneo panel Achille Antonaci (sommelier FISAR), Gabriele Calabrese (sommelier FISAR e co-titolare dell’agenzia di turismo “Percorsi di vino”), Maria Grazia De Luca (delegata AIS Benevento), Annalisa Fusco (sommelier FISAR), Giuseppe Rillo (delegato provinciale FISAR Benevento) e Erasmo Timoteo (sommelier AIS e fiduciario Slow Food Condotta Benevento-Taburno).

È stata un’interessante occasione per scoprire (e non valutare) le differenze a livello degustativo tra un vino per così dire “naturale” e un altro “non naturale”. Un’esperienza che è stata arricchita dal contributo di Erasmo Timoteo che ha sottoposto ai presenti i risultati di un’analisi simile condotta su alcuni campioni di vino Gutturnio dei Colli Piacentini.
Senza andare nel dettaglio delle impressioni dei singoli (che potete leggere ai commenti nr. 228 e 229 di questo post su Vinix), la maggioranza dei partecipanti si è sbilanciata pronosticando che fosse ‘X’ il campione “lievitato” e ha poi approfittato per stappare qualche altra bottiglia dell’azienda “Cascina I Carpini” (tra cui merita una menzione il “Rugiada del Mattino” 2008) e del territorio tortonese (“Derthona” 2007 e “Vegia Rampana” 2005 de “La Colombera”, “Bigolla” 2001 dei “Vigneti Walter Massa”) di cui vi parlerò prossimamente su questi schermi.
L’ultimo atto il 23 dicembre scorso. Dopo un’anticipazione apparsa sul blog “Percorsi di vino” (leggi qui), Paolo ha svelato il mistero (leggi il post finale): il campione dove erano stati inoculati lieviti selezionati era quello ‘X’. Dunque, pronostico azzeccato!
Un doveroso grazie a Paolo a nome mio e di coloro che hanno aderito all’iniziativa con entusiasmo e vivo interesse. E l’augurio che le indicazioni tratte dai vari “tasting panels” e il supporto scientifico delle 3 Università italiane coinvolte possano motivarlo fino al perseguimento del nuovo obiettivo che si è posto: produrre vini con l’uso esclusivo di lieviti autoctoni debitamente studiati e selezionati.

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