Greco di Tufo 2009, Cantine dell’Angelo. E di come, a volte, si possa cambiare idea

Due piccioni con una fava, si dice. O due cantine con un enologo, potrei dire io. La puntatina in quel di Tufo non era in programma, infatti; ma non potevo certo farmi sfuggire l’occasione. E così quando Luigi Sarno mi ha chiesto fammi compagnia, dopo uno spezzone di pomeriggio in visita da lui a Cantina del Barone (della visita con annessa verticale ho parlato di là, sul sito di Luciano Pignataro), ho detto sì, vengo senza pensarci e mi sono infilato in auto. E il paio d’ore che avevo pensato di dedicare a quella grande passione che è per me il vino sono diventate, come spesso accade, un intero pomeriggio.

Dopotutto, da Cesinali a Tufo ci si impiega più o meno una mezzoretta. E poi il desiderio e la curiosità di riassaggiare il greco di tufo prodotto da Angelo Muto erano tali che mi sono detto ma sì, dai; soprattutto perché il millesimo 2008, assaggiato tanto velocemente quanto superficialmente, non l’avevo capito. E quale migliore occasione, dunque, di riprovarci direttamente in azienda, a tu per tu con il produttore.

Ho davvero apprezzato l’entusiasmo con cui mi ha accolto Angelo Muto, giovane grande e grosso, che pur stanco per la vendemmia appena conclusa e nonostante la giornata ormai volgesse al termine, mi ha accompagnato in giro per tutti i vigneti: Campanaro, Serrone e Castellone; soltanto da lontano, Torre Favalle, il vigneto impiantato due anni fa che diventerà forse il cru dell’azienda. Tutti appezzamenti sparsi per il territorio del comune di Tufo e che fanno appena 5 ettari: «l’estrema frammentazione della proprietà è uno dei grossi problemi per la nostra viticoltura». Con l’occasione, passando in località San Paolo, ho anche salutato Gabriella Ferrara e suo marito Sergio Ambrosino, anime dell’azienda Benito Ferrara, dove ero stato in visita qualche tempo fa (avevo parlato qui del loro “Vigna Cicogna” 2008), a dimostrazione della maturità di Angelo, consapevole come non molti altri che per uscire fuori dall’anonimato o quasi in cui versa, commercialmente, il greco di tufo bisogna promuovere il territorio innanzitutto e non, come “campanilisticamente” spesso accade, il singolo.

Greco di Tufo 2009, Cantine dell’Angelo

Nonostante l’azienda abbia debuttato sul mercato soltanto nel 2006, Angelo rappresenta la terza generazione di viticoltori. La produzione attuale è una sciocchezza, occhio e croce quindicimila bottiglie, ottenute esclusivamente con le uve provenienti dai vigneti di proprietà, alcuni dei quali si trovano proprio sopra alle vecchie miniere di zolfo (di qui la spiccata mineralità del vino nel bicchiere). Solo acciaio per la vinificazione.

Il millesimo 2009 mi ha fulminato. D’un paglierino di tenue intensità e di bella luminosità che nel calice scorre nemmeno troppo facilmente, a dare i primi indizi di una certa struttura. La mineralità che si percepisce già al naso viene fuori soprattutto in bocca e si concede per quella che è veramente, cioè marchio a fuoco del terroir e delle sue vigne. Ecco, magari non intensissimo l’impatto al naso ma per il resto ha tutto quel che occorre: ritmo ed eleganza, in primis. Profuma di scorzette d’agrumi, di ribes e di lampone; ma la cosa che più mi piace è l’allungo salino sul finale, in pratica una lama che taglia in due il palato, gli da’ sollievo e poi lo tormenta, fino al finale appena terroso e di frutta sulla scia di quella spiccata sapidità.

Un greco di tufo pulito che dirà ancor più la sua di qui a qualche anno. Un vino che è quanto di meglio si possa chiedere a tavola. Mi ha fatto ricredere; e d’altronde solo gli stupidi non cambiano mai idea.

Ah, dimenticavo. Menzione speciale per il bel sito internet: ben fatto, user-friendly e, udite udite, anche aggiornato. Che non è affatto cosa scontata, ahimè, dalle mie parti.

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2 commenti

  1. Ciao #tutor, buono davvero, condivido la rece parola per parola, preso in enoteca a Gragnano, per le feste ne avevo letto buone cose, 2009 davvero preciso, e rigoroso, ma con una personalita' che promette bene per il futuro, abbiamo bisogno di interpreti di Greco, troppi anni di omologazione e legni hanno appanato la reputazione di questo grande vitigno che in quelle zone, con quei fondi possono davvero tutto!
    A presto
    @giudeicampi

  2. Ciao Giuseppe!

    Grazie per il tuo commento! A sentire chi questo greco lo conosce bene (a parte questo, io ho soltanto un timido approccio col 2008) pare che sia stata la migliore annata fin qui prodotta dal 2006.

    Di sicuro, nessuna omologazione e grandi potenzialità per il futuro.

    A presto,
    a.

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