Doro Princic: friulano e sauvignon

Di Princic è pieno il Friuli e ce ne sono un paio che producono dei #vinidellamadonna. Tra questi, uno che in etichetta si legge Doro ma che, in realtà, si chiama Sandro: bassino e un po’ panciuto, mani grandi e folti baffoni grigiastri, uomo di poche parole ma sincero, come i suoi vini (nella foto è con Alessio D’Alberto).
C’era anche lui per la tappa milanese di SuperWhites, l’evento firmato Slow Food che nel 2010 ha spento le prime dieci candeline. Stavolta, però, mancavano la malvasia e il pinot bianco; c’erano “solo” (si fa per dire…) il sauvignon e il friulano. Diversi, eppure gli stessi di sempre per territorialità, coerenza, espressività e naturalezza. Due campioni da vasca, freschi freschi d’annata 2009, con tanto di etichetta fai-da-te che avrebbe scoraggiato persino il più normale tra gli enofighetti che affollavano le sale del Four Seasons.
Il primo chiamatelo come vi pare: friulano o tocai. Tanta roba, anche se – rispetto al sauvignon – era forse quello meno in forma per l’uscita anticipata dalla vasca. Al naso, inizialmente un po’ sulle sue; e soprattutto in termini di equilibrio al palato, dove prevaleva quella graffiante acidità che pur gli consentiva di proporsi sempre vivo e brioso. Della serie che quando sarà grande… 
Il sauvignon, invece, le ossa se l’era già fatte: già pronto, meravigliosamente elegante in quelle sue note di pesca bianca e sambuco, nitide, con la discreta salinità a chiudere il cerchio. E fresco, pur con le difficoltà di un’annata che aveva fatto segnare un anticipo di circa 20-25 giorni sulla vendemmia (iniziata subito dopo ferragosto).
Li porti a casa (se ne trovi ancora…) per 12 euro ognuno. Amen.

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