non di solo vino

Extraomnes: la Blond e la Saison di Schigi

Di birre – ancora più che di vini – ne so veramente pochissimo. E non è falsa modestia. 
Se c’è una cosa che, però, mi è ben chiara è che mi piacciono. Non tutte, okkei; ma quelle di Extraomnes mi piacciono. Il segreto sta tutto nelle parole di Luigi “Schigi” D’Amelio, sommelier e birromane, da qualche tempo produttore in quel di Marnate, nel varesotto: «Facciamo le birre che piacciono a noi».
Luigi Schigi D’Amelio (a sinistra) e Lorenzo Dabove in arte Kuaska
Quelle che ho potuto assaggiare io (le altre spero di poterle provare direttamente in azienda) sono due birre con la stessa etichetta su cui è raffigurato un cane nero con una “collana” bianca quasi fosse di perle e un guinzaglio rosso, lo stesso colore degli occhi e della lingua spalancata. Cambia soltanto il colore dello sfondo: verde per la blond e giallo per la saison.
Delle due – dicevo – ho preferito la seconda (di cui però, mannaggia a me, non trovo più la foto): la saison. E cioè – grazie a Lorenzo Dabove, in arte Kuaska – una birra ad alta fermentazione non pastorizzata, rifermentata in bottiglia, tipica della Vallonia, regione di lingua francese del Belgio. Saison significa stagione, chiaro riferimento alle tempistiche di produzione, dal momento che questa birra veniva fermentata in autunno o in inverno e raccolta, poi, verso fine estate (e questo perché, non essendo ancora stata inventata la refrigerazione, i produttori belgi di birra erano costretti a fermentare con il freddo per evitare che la birra si deteriorasse con l’afa estiva).
La blond di Extraomnes
La saison di Extraomnes unisce le spezie ai fiori di sambuco, chiude sui toni vegetali e balsamici (non so ma io ci sentivo un profumo tipo broccoli) e ha un che di rugginoso, di metallico in genere. Fa sei-punto-nove di alcol. Il 10% di malto di segale utilizzato dona quella nota speziata – piccante, direi – sul finale.
L’altra – la blond –  è prodotta, invece, solo con malto chiaro, ha schiuma morbida e densa, profumi di agrumi e di fiori bianchi. D’alcol fa quattro-punto-quattro ed ha un gusto moderatamente amaro, dissetante.
Ah, la frase sul guinzaglio del cane che compare in etichetta è licet insanire. Lecito impazzire (per queste birre), che è poi anche l’emozione del post-assaggio.

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