Avanti tutta, timorasso!

Mi avevano parlato di Walter Massa come una persona sui generis e, quindi, ero tutto sommato “preparato”; forse non altrettanto alcuni tra i sessanta eno-appassionati accorsi lo scorso 23 giugno presso la sede ONAV di Milano per la serata di approfondimento dedicata al “timorasso”. Lui, il pioniere, Walter Massa – visibilmente orgoglioso – dà inizio alla serata ricordando gli anni ’90 nemmeno troppo lontani quando era il solo a credere nelle potenzialità del “timorasso”; i primi passi mossi in condivisione con Dino Mutti, “senza competizioni, senza scorciatoie”. Tutto era cominciato così: “con due punti si fa una linea”.
Nel 1997, la superficie vitata a “timuassa” non raggiungeva nemmeno l’ettaro; oggi si contano circa 50 ettari (contro i 98 ettari di nebbiolo a Gattinara) e almeno una dozzina di aziende che hanno lavorato e lavorano in sinergia per assegnare al grande bianco piemontese “se non la stella michelin almeno la dignità di ristoratore”.
Al tavolo, insieme a Walter Massa (nella foto a fianco), siedono alcuni dei suoi compagni di viaggio: Stefano Daffonchio (nella foto sopra, all’estrema destra) dell’Azienda Agricola Terralba, Luigi Boveri (nella foto sopra, il penultimo a sinistra) dell’omonima azienda e Nicola Nebbia (nella foto sopra, il secondo da destra) in rappresentanza dell’azienda agricola La Colombera. Tra i vini in degustazione, anche quelli di Claudio Mariotto.
Cinque aziende: altrettante scelte umane, enologiche, viticole, di territorio, di mercato e di comunicazione”; ma anche diversi microclimi e leggere differenze di composizione dei terreni.
Un “politico” del vino (non un “politicante”): così ama definirsi Walter Massa. Ed è lui stesso a suggerire il paragone (azzardato?!?) con Camillo Benso Conte di Cavour e Bettino Ricasoli (leggi Barolo e Chianti).
Il timorasso non ha sinonimi nè omonimi, è una bestia rara, antipatica; è molto produttivo ma non costante”: risponde così, Walter, all’invito a delineare le caratteristiche del vitigno.
Poi, la spiegazione del perchè del nome “Derthona”: “Iulia Derthona era il nome romano di Tortona; oggi è anche il nome di un tipo di sugo per agnolotti. Bisognava difendere il vino chiamandolo con il nome del territorio; così abbiamo scelto Derthona per identificare il timorasso di Tortona. Se vogliono farlo anche in Oltrepo’, ben venga”! (Prima del disastro fillosserico, il “timuassa” era allevato anche nell’Oltrepo’ Pavese). Nessuna registrazione del marchio ma una semplice equazione DERTHONA:TIMORASSO = BARBARESCO:NEBBIOLO. Sempre in questa direzione, la scelta di elaborare un vino base ed un cru; “per difendere il prodotto e rispettare il consumatore, non per vendere di più: è semplicemente una questione di etica del prodotto”. Il sistema di vinificazione è per larga parte quello classico per i bianchi e “condiviso da tutti i presenti e da almeno altre 6-7 aziende”: leggera macerazione a freddo, pulizia del mosto sempre a freddo, chiarificazione, filtrazione, fermentazione del mosto fiore a temperatura controllata – e, comunque, non particolarmente bassa (“non sono certo i profumi fermentativi la forza di questo vitigno”) – in vasca neutra di acciaio inossidabile (“fino al 1993 si usava la vasca in cemento”), batonnage delle fecce nobili, uso di aminoacidi e sostanze acetate, di anidride solforosa ma non come anti-batterico bensì solo come anti-ossidativo in bottiglia. Assolutamente no al legno: “non ci piacciono i barbera che ha fatto la guerra”. Invecchiamento minimo di un anno fino al 1 dicembre dell’anno successivo alla vendemmia (da poco tempo fino al 1 settembre...); resa di 80 qt/ha e 40-50 hl di vino.
La forza del vitigno sono i “norisoprenoidi”, precursori aromatici che si formano in maniera più cospicua che in altre uve e che conferiscono – insieme al tipo di terreno – il particolare sentore minerale e di pietra focaia.
Quindi, prima della degustazione dei vini (rigorasamente alla cieca), un breve ritratto dei vigneron dei Colli Tortonesi: “Noi abbiamo il 2009 in vigna, il 2008 in bottiglia, il 2007 nel bicchiere e del 2006 ancora non prendiamo i soldi“.
I “DERTHONA” 2007 CAMPIONE NR. 1 – LUIGI BOVERI (vai al sito) Il colore è giallo paglierino scarico con riflessi verdolini, consistente. Impatto olfattivo non troppo intenso che si esprime su note di frutta a media maturazione (mela e ananas) e minerali; profumi eleganti. In bocca è caldo, abbastanza morbido; di ottima freschezza e sapidità. Di buon corpo, gradevole, lunga persistenza di note minerali. CAMPIONE NR. 2 – AZIENDA AGRICOLA TERRALBA (vai al sito) Colore giallo paglierino (più intenso del primo campione). Al naso è intenso: spiccano note fruttate di banana, floreali e minerali, profumi più caldi rispetto al primo campione se non fosse per una fastidiosa pungenza eterea, specie iniziale; nel complesso, profumazioni meno raffinate del campione precedente. In bocca è molto caldo. Discreta persistenza minerale e di erbe, intenso, abbastanza morbido, naturalmente fresco e sapido.
CAMPIONE NR. 3 – LA COLOMBERA (vai al sito) Giallo paglierino, intermedio rispetto ai due campioni precedenti. Notevole consistenza. Impatto olfattivo non molto intenso, odori fini e leggermente più citrini rispetto ai due precedenti, ma di grande eleganza. Emergono soprattutto profumazioni fruttate di agrumi e di banana, floreali, note minerali ed erbacee, di fieno. In bocca è molto coerente, intenso, lunga persistenza finale di banana e melone bianco. Ben più morbido e rotondo, fresco, sapido. Armonico.

CAMPIONE NR. 4 – VIGNETI WALTER MASSA Colore giallo paglierino di media intensità, ottima consistenza. Al naso è abbastanza intenso e molto fine; poco meno ampio il bouquet olfattivo rispetto al precedente campione: va dal fruttato al floreale, dall’erbaceo al minerale. In bocca, è caldo e intenso; lunga persistenza giocata su sensazioni citrine e minerali, con chiare note balsamiche e fruttate (pesca). CAMPIONE NR. 5 – CLAUDIO MARIOTTO (vai al sito) Bel colore giallo paglierino, bella tonalità, brillante. Profumazioni molto calde di frutta a polpa carnosa, tropicale, abbastanza matura; note floreali, balsamiche e di pietra focaia – già fin d’ora; molto complesso. Al palato è intenso, fine, molto rispondente alle sensazioni olfattive. Si percepisce un’infinita persistenza minerale; grande morbidezza e intensità. Dei cinque precedenti, è forse il campione migliore. Di grande armonia. I “CRU” 2006
CAMPIONE NR. 6 – FILARI DI TIMORASSO, LUIGI BOVERI Colore giallo paglierino scarico. Profumo molto fine e intenso: mela, pesca bianca, sensazioni citrine. Il primo impatto è intessuto perlopiù su sensazioni di mineralità. Poi, dopo l’ossigenazione vengono fuori note di conifere.
In bocca è abbastanza intenso, persistente: aromi minerali, fruttati ed erbacei. Sensazioni gustative di ricchezza e morbidezza, con una persistenza finale sull’ammandorlato. CAMPIONE NR. 7 – IL MONTINO, LA COLOMBERA Colore più intenso del precedente, naso più citrino ma meno piacevole.
Al naso si caratterizza per l’immediatezza delle note fruttate, ben percettibili anche dopo la rotazione nel bicchiere. Sicuramente più frutta che mineralità: profumazioni di agrumi, fiori, idrocarburi.
In bocca è caldo, denota maggiore freschezza rispetto al precedente vino ma anche una nota più dolciastra; nel complesso, meno morbido. Di grande struttura. CAMPIONE NR. 8 – STERPI 2006, VIGNETI WALTER MASSA Colore giallo paglierino intenso con lievi nuances dorate.
Naso più elegante ed intenso, quasi da vendemmia tardiva tanto sono predominanti le profumazionie di frutta sovramatura. Aromatico, avvolgente; con l’ossigenazione arrivano note di idrocarburi, cherosene.
In bocca è molto intenso, maggiore mineralità nella lunga persistenza finale.
CAMPIONE NR. 9 – PITASSO 2006, CLAUDIO MARIOTTO Poco menso intenso come colore, rispetto al precedente.
Al naso è molto fine; si alternano note floreali, minerali, erbacee. Meno percezioni di frutta, allo stesso modo che in bocca. Grande acidità e balsamicità. Persistenza finale di frutta (cedro) e aromi minerali. CAMPIONE NR. 10 – STATO 2003, AZIENDA AGRICOLA TERRALBA Bel colore giallo dorato, cristallino.
Il naso si esprime su sensazioni di frutta, fiori, balsamicità, curry, idrocarburi.
In bocca è secco, caldo, morbido, davvero rotondo. Grande persistenza aromatica con sensazioni di tostatura e mineralità.
La degustazione conferma in pieno le attese: il 2007 ha una marcia in più rispetto al millesimo 2006. Anche se i campioni di quest’ultima annata risentono della flessione tipica del “timorasso” che tra il secondo e il terzo anno dalla vendemmia attraversa un periodo di “flessione”. Da tenere in cantina.
Tra i Derthona 2007, menzione d’onore – nell’ordine – per Claudio Mariotto, Walter Massa e La Colombera (quest’ultimo da preferire per rapporto qualità-prezzo); tra i millesimi 2006, diploma di merito per Walter Massa, Claudio Mariotto e La Colombera. Ottima prestazione di Terralba per il 2003: già pronto ma non è affatto strano pensare che possa ancora migliorare nell’arco di due-tre anni.
Per finire, gli abbinamenti gastronomici “di territorio” suggeriti dalla ristoratrice Mariagrazia Novelli (Ristorante Il Voltone): formaggio montébore (a forma di torta nuziale, 75% latte vaccino e 25% latte ovino; fresco, semi-stagionato o stagionato fino anche a 4 mesi ), verdure e carni bianche.

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