Santa Patena, I Borboni

I Borboni e una grande interpretazione dell’asprinio

L’uva asprinio, il grande amore de I Borboni.

Le alberate aversane* sono un capolavoro di agricoltura, diceva Mario Soldati: «la terra è sfruttata a tre piani: in alto, le vigne; a mezza altezza, le frutta; a terra, il grano e la patate».

Peccato che questo antico sistema di allevamento, in cui le viti di asprinio sono maritate a pioppi e olmi, sia oggi molto meno diffuso di un tempo. Sono oggettive le difficoltà nella raccolta “ad alta quota”: un gesto a metà strada tra la prodezza balistica e l’atto eroico.

Il disciplinare della Doc Aversa Asprinio, approvato nel 1993, prevede sia la tipologia bianco fermo (min 85% asprinio) oltre che quella spumante (100% asprinio). La zona di produzione si estende a cavallo tra le province di Caserta e di Napoli, e questo vino, che resta un anno sulle fecce fini in acciaio e altrettanto in bottiglia, arriva da una vigna sita a Lusciano.

Santa Patena 2016

Ci sarebbe innanzitutto tutta una questione sull’esatta pronuncia del nome: accento sulla e per quelli che preferiscono ricondurlo all’oggetto d’uso ecclesiastico, accento sulla prima a per Nicola Numeroso, «ché quella vigna noi l’abbiamo sempre chiamata ‘a pàtena».

Certo è che l’impulso decisivo alla nascita di questo cru venne dall’incoraggiamento di Salvo Foti – l’enologo siciliano che ha firmato il bianco Aurora (di cui abbiamo parlato qualche tempo fa) –, che visitò I Borboni nel 2008. Quando il compianto Carlo Numeroso, papà di Nicola, gli fece assaggiare un Asprinio fermo vecchio di dieci anni, questi ne rimase folgorato. Di lì iniziò il progetto del Santa Patena, con la prima annata licenziata nel 2011, e poi nei millesimi ’12, ’13, ’15 e ’16. In Slow Wine 2021, oltre al paradigmatico (e più semplice) Vite Maritata 2019, trovate recensito il Santa Patena 2018 (nella foto), solo agli inizi del suo percorso evolutivo.

Il Santa Patena 2016 (il ’17 non è stato prodotto), invece, è un bianco oggi in forma splendida. Un vino di grande dinamismo, dissetante**, che si sviluppa tutto in verticale ma a cui non manca la polpa.

Se vi capita, assaggiatelo! Non ve ne pentirete.

I Borboni
Via E. de Nicola, 7
81030 Lusciano (NA)
T +39 081 8141386
M info@iborboni.it

* «incanto delle vigne, così drappeggiate, a lunghi, altissimi e folti festoni, da un pioppo all’altro! Immense pareti di verzura, tese verticalmente: che il sole, attraversandole, trasforma in vasti arazzi luminosi, dai meravigliosi frastagli indecifrabili… Sono le vigne centenarie di Lusciano, presso Aversa, da cui si ricava quel vino unico e straordinario detto Asprino d’Aversa».

** proprio per questa sua caratteristica, sembra che Papa III Farnese bevesse Asprinio prima di coricarsi. O almeno questo dice il suo “bottigliere” Sante Lancerio.

Addenda: Nicola Numeroso mi ha detto di essere molto legato alla 2016, che è anche l’ultima annata del papà Carlo: è stato allora che hanno deciso di dedicargli il Santa Patena, riportando in retroetichetta una sua citazione.

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