Pubblicato il 3 Novembre 2015 | Nessun Commento

Nella sempre più affollata sezione “vini che creano dipendenza” della mia moleskine occupa decisamente un posto di rilievo questo pinot noir della Côte d’Or.

Piccolo freno al consumo smoderato è il prezzo, che non è propriamente quello di un vino quotidiano, nell’accezione più economica del termine. Dopotutto, se non fosse per i 40 europei e passa che occorrono per una bottiglia, questo sarebbe un vino da bere a tutte le ore, colazione compresa, tutti i giorni della settimana e del mese, negli anni pari, in quelli dispari e in quelli bisestili. In pratica, sempre.

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In effetti, si beve (leggi tracanna) che è un piacere: tanto tanto succo, una trama tannica setosa ed una finezza paradigmatica per la denominazione, che assurge a canone universale di bellezza.

“Cazzo che vino” (cit. un anonimo laico appassionato).

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