Pubblicato il 6 Marzo 2019 | Nessun Commento

Leggo che è di 22 milioni di euro al giorno il business dei dolci di Carnevale in Italia, ma sarebbe molto più interessante, parlo per me, sapere a quanto ammonta invece la spesa per la lasagna, piatto simbolo del carnevale (e non soltanto), e per il vino rosso da giocarsi in abbinamento.

Amo la tradizionale lasagna napoletana, ma vi pare che io disdegni altre varianti!? 😀 Su tutte, la scarpella di Castelvenere (in foto, l’interpretazione di mia moglie Alessia con i bucatini), che non contempla l’uso del pomodoro. Quale che sia la versione prescelta, il rosso che si produce nel comune più vitato della Campania dall’uva camaiola (già barbera e san barbato) funziona benissimo. Vino gioioso e conviviale, da stappare per godere dello stare insieme.

La scarpella di Castelvenere

Ho sperimentato di recente e con grande soddisfazione due versioni di questo vino diciamo più “mature”, a dispetto dell’abitudine di consumarlo entro i primi anni dopo la vendemmia. Buono davvero il Sannio Rosso Barbera “Rapha’el” 2015 di Fattorie Ciabrelli, appena più rustico, se vogliamo, di un Barbera Beneventano IGT “Armonico” 2012 di Anna Bosco in forma smagliante, che si conferma una delle mie etichette preferite, anche della stessa azienda.

Per quelli che l’aglianico-o-gnènte, béh, permettemi una veloce segnalazione per il Rosso Paestum IGT “Castellabate” 2015 di Agricola San Giovanni, azienda di cui ho sempre apprezzato i bianchi. Ida Budetta dice che è tutta questione di maturità delle vigne se oggi questo blend di aglianico e piedirosso (80%-20%), sulla carta il suo rosso meno impegnativo, è così goloso ed efficace. Cesellato, ben orchestrato nella ricerca di un punto di equilibrio tra succo e struttura, ha un sorso che incita, allevia, gratifica. Un vino veramente quotidiano, nella migliore accezione del termine.

Guarda anche qui:

Commenti

Lascia un commento