Pubblicato il 9 novembre 2018 | Nessun Commento

Ci sono bottiglie che ricorderei anche se non ne conservassi memoria fotografica, abitudine -questa- che ha ormai assunto i contorni del dramma, al punto di dover fare i conti con la perenne scarsità di spazio libero sul mio smartphone. Complice, comunque, una personale inclinazione al ricordo sistematico di nomi, volti e cose varie, potrei con ogni probabilità dirvi cosa ho bevuto quando, dove e con chi. O almeno per le bottiglie degne di nota.

Tra queste, era il luglio del 2015 e stavo festeggiando il mio compleanno in terrazzo con gli amici, l’Arbois Savagnin 2010 di Jacques Puffeney (segnalo, in merito, un interessante post di Marco Pozzali): un bianco particolarissimo, vinificato sous voile, in assoluto una delle bocce più palpitanti che mi siano mai capitate a tiro.

Ignoravo completamente la vicenda del produttore, che apprendo invece adesso, mentre leggo la prefazione che proprio lui ha scritto per il libro sul Jura (Edizioni Estemporanee, € 13) firmato dalla sommelière e wine-merchant Daniela Paris, presentato l’altro ieri sera a Roma. Quella del 2014 è stata la sua ultima vendemmia, dopo ben 52 anni di onorato servizio e il motivo è semplice e tragico, se vogliamo, al tempo stesso, «la fine di un ciclo». A differenza di quanto era stato per lui, che nel 1962 aveva iniziato a vinificare al fianco del padre, stavolta non c’era nessuno pronto a raccogliere il testimone. Le due figlie non avevano intenzione di proseguire nel suo lavoro, dunque Jacques ha venduto le vigne, ad eccezione delle 40 are di proprietà della moglie.

Non è stata evidentemente casuale la scelta del vino con cui abbiamo accompagnato le chiacchiere rilassate al termine della presentazione: l’Arbois Poulsard 2015 di Domaine du Pélican, ovvero l’azienda che ha acquistato i 5 ettari di vigna di Puffeney, è un rosso leggiadro e composto, che si lascia bere con grande facilità, anche in considerazione del suo contenuto tenore alcolico.

Ecco, con o senza foto, ricorderò anche questo. 😉

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