Pubblicato il 13 Luglio 2016 | Nessun Commento

Libero Rillo non se lo ricorderà di certo, ma quella volta che improvvisammo un’orizzontale di alcune bottiglie “base” di Aglianico del Taburno millesimo 2001 riuscii a strappargli una promessa: degustare qualcuna delle vecchie annate dell’Aglianico del Taburno Riserva “Vigna Cataratte”.

Anche per questo, la verticale di 9 annate a cui ho partecipato sabato scorso a Fontanavecchia è stata una bella emozione. Confesso pure di esserne uscito sollevato, confortato dalla qualità degli assaggi. Una bella iniezione di fiducia, dopo qualche recente delusione con altri Aglianico del Taburno.

il “vigna cataratte”

Quello della Vigna Cataratte* è stato il primo impianto “a spalliera” dell’azienda fondata da Orazio Rillo. Era il 1991. Poco più di 8 mila metri quadrati di vigna, esposti ad est, su terreni argillosi con marne calcaree affioranti e poche sostanze organiche. La prima annata risale al 1994.

In cantina Angelo Pizzi, uno che mastica parecchio aglianico e falanghina. Per la vendemmia, in genere, si aspetta la fine di ottobre. Fermentazione in acciaio a 27/28 gradi, permanenza sulle bucce di 10/12 giorni, malolattica subito a seguire. La maturazione in legno dura tra i 14 e i 20 mesi; poi, circa un anno di affinamento in bottiglia. Ovviamente, come non ha mancato di sottolineare lo stesso Libero Rillo durante la degustazione, nel tempo sono intervenuti molti accorgimenti: «sull’aglianico le cose da imparare sono tante e veramente ancora non abbiamo finito».

La produzione annua è di circa 5/6 mila bottiglie. La 2009 è già pronta, ma sullo scaffale c’è ora la 2008. Il prezzo medio in enoteca è di circa 18/20 europei.

Fontanavecchia, Vigna Cataratte

come è andata la verticale

Vigna Cataratte 2008: al naso si distinguono eleganti profumi balsamici, di prugne e spezie nere. Il finale di bocca è amaro, il sorso deve ancora sciogliersi. C’è di buono che fa 15 gradi e mezzo ma non sembra affatto. Merito dell’acidità, uno dei motivi per cui è lecito ben sperare per il futuro.

Vigna Cataratte 2007: anche in un’annata così calda, per fortuna, non sono mancate le escursioni termiche. Sembra avere maggiore complessità, tra toni balsamici e sfumature agrumate. Il sorso ha buona persistenza ed una gradevole scia sapida che allunga il finale tipicamente amaricante.

Vigna Cataratte 2006: c’è un tocco di fumé. L’impatto è più verticale, nel complesso si gioca più sulle durezze. Manca (forse) un po’ di struttura a contrastare l’acidità ed è per questo – credo – che il tannino è più esuberante. Finisce appena prima del previsto, chiama a gran voce il cibo.

Vigna Cataratte 2005: il colore è più evoluto. Il naso, un po’ polveroso, profuma di spezie, frutta macerata e sotto spirito. Il tannino fascia e non poco. Chiude, lungo e amaricante, sulle sensazioni di liquirizia.

Vigna Cataratte 2001: cangiante, passa dai profumi balsamici, di terra, cacao e liquirizia alle note di frutta rossa che sembrerebbero suggerire una certa gioventù. Il tannino è ben risolto, ma il sorso ha ancora tanto da dire. Insomma, chi cerca qui le morbidezze dell’invecchiamento rimarrà “deluso”. Questo è un rosso per cui il capolinea è ancora lontano. L’unica bottiglia che mi rimane in cantina l’ho promessa alla mia sorellina, per i suoi 18 anni.

Vigna Cataratte 2000: profumi di maggiore evoluzione al naso, che odora di tartufo e frutta sotto spirito. C’è una nota laccata (pungente soprattutto all’inizio), ci sono la canfora e sentori animali. Mancano il cambio di passo della 2001 e quell’idea generale di giovinezza.

Vigna Cataratte 1999: che sorpresa! Sembra aver trovato un discreto equilibrio, soprattutto in bocca, dove l’acidità lavora bene e il tannino è ben levigato. Note ematiche, di china, alloro, caffè. Finale intenso, sulla frutta secca.

Vigna Cataratte 1998: non lo assaggiavo da diverso tempo, l’ultima volta era stato durante una cena con Slow Food a Villa Pastenella. Si conferma un quadro olfattivo tendenzialmente più sporchino e meno vivo, (penso) per via di una dose minore di acidità. Il risultato è che anche il tannino finisce per risultare più astringente. Curioso come lo stesso Libero abbia tentato, in passato, di ritirarne diverse bottiglie, poiché non proprio convinto dell’annata, salvo poi stupirsi della tenuta negli anni di questo vino. Va più in larghezza che in lunghezza, a differenza del precedente, rispetto al quale ha più di qualche analogia olfattiva, pur essendo certamente meno complesso.

Vigna Cataratte 1996: il vino del giorno. Parte su toni metallici e  rugginosi, note di sangue e sandalo, la china, un che di balsamico a tenere sempre viva l’attenzione, quindi il mallo di noce, profumi di prugna. Finale molto lungo, tannino rotondo e sorso di rinfrancante acidità.

Capito perché «the real magic of Aglianico appears to the patient» (cit)?

Azienda Agricola Fontanavecchia
via Fontanavecchia – Torrecuso (BN)
Tel. +39 0824 876275
info@fontanavecchia.info

* il vigneto è stato recentemente espiantato.

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