Pubblicato il 22 Maggio 2019 | Nessun Commento

La pioggia e il freddo (oh, c’erano 9 gradi al mattino) di questo stranissimo maggio mi hanno negato la gioia del pellegrinaggio a Vigna Cinque Querce, ma non l’emozione dell’incontro con Salvatore Molettieri, la cui azienda nasce ufficialmente nel 1983.

Ero nato solo da qualche mese quando Salvatore decise di dire no ad un prezzo troppo basso di vendita delle uve per mettersi a vinificare in proprio. Un salto nel buio, come ricorda lui stesso nel corso della nostra chiacchierata: «a quel tempo non c’era niente ed io non avevo nemmeno dove mettere le uve. Dovetti vendere due vitelli per comprare le prime botti e occupai anche quelle vecchie di alcuni miei parenti». Il no fu ribadito poco tempo dopo: «se le uve non erano buone, come sostenevano per giustificare un prezzo così basso, allora nemmeno il vino avrebbe potuto essere buono, no!? Non fu semplice per me, ma piuttosto lo avrei regalato».

Il resto è storia, con l’azienda che oggi esporta in tutto il mondo, Russia e Cina comprese, ma non ha perso la sua dimensione familiare, con i 4 figli maschi (Giovanni, che è anche l’enologo; Giuseppe, Luigi e Paolo) tutti impegnati tra vigna e cantina.

Salvatore Molettieri

Nella carrellata dei vini in assaggio, sorprendente il Greco di Tufo 2017, profumato e saporito di agrumi, tonico anche in un’annata così difficile per il greco come la caldissima 2017. «Bisogna pure sapere dove comprare. La vigna di Montefusco che ho acquistato è esposta a nord, lì ho vendemmiato una decina di giorni più tardi rispetto alla media della zona, ecco il segreto».

Il Taurasi Vigna Cinque Querce 2012, invece, è un aglianico di razza: arancia e mirto, mostra i muscoli ma anche un certo portamento, insomma è tutt’altro che goffo. In più ha un che di sanguigno a caratterizzare un sorso in tutto e per tutto figlio della celebre vigna di contrada Iampenne, diversa non solo per esposizione, ma anche per terreno (fondamentalmente argilloso, con significativa presenza di pietrisco grigio-rossastro di origine vulcanica). Anche meglio, almeno in questa fase, della Riserva 2011, che sembra aver bisogno ancora di un po’ di tempo per esprimersi al meglio (che è poi quello che succede in genere con i Taurasi di Montemarano).

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