Pubblicato il 19 Dicembre 2019 | Nessun Commento

La Campania è innanzitutto terra di grandi bianchi, anche se sono in molti a scommettere che l’aglianico sarà “the next big thing”*. La domanda, però, sorge spontanea: ma vini rosa ne abbiamo?

La risposta è fortissimamente sì. Una piccola (e assolutamente non esaustiva) carrellata l’abbiamo fatta giusto qualche settimana fa, grazie alla condotta Slow Food Costiera Sorrentina e Capri, durante una deliziosa cena a Il Cellaio di don Gennaro a Vico Equense**. Franca Di Mauro, padrona di casa e ottima sommelier, ci ha accompagnato nell’assaggio di 4 diversi vini rosa made in Campania, prodotti da alcune delle aziende censite in Slow Wine 2020, e il risultato è stato piuttosto positivo , in termini di gradimento. Se mai ve ne fosse stato ancora bisogno, è parso evidente una volta di più che no, il vino rosa non è affatto donna.

Vini rosa della Campania

L’unica bollicina era il metodo classico Principe Lotario di Fontanavecchia (10 anni sui lieviti e sboccatura marzo 2019, dosaggio di 7 g/l), forse uno dei pochi da uve aglianico. Risolte le criticità in fatto di variabilità del colore e del dosaggio (la sboccatura era fatta a mano, nel vero senso della parola; la liqueur era aggiunta con una pipetta), lo spumante di Libero Rillo è quello che si dice una chicca. Provare per credere.

I restanti 3 vini erano tutti fermi, a partire dall’ottimo Lacryma Christi Rosato 2018 di Sorrentino, piedirosso con un piccolo saldo di aglianico, dal sorso sapido e corroborante. A presentarlo c’era Benny Sorrentino, l’enologa di casa, che nel pomeriggio, tra l’altro, mi aveva accompagnato per un lungo giro dei vigneti, con vista mozzafiato dalla vigna Lapillo.

C’erano poi due vini da aglianico assai diversi tra loro, e non soltanto per provenienza. Il Denazzano 2018 di Luigi Maffini, vino goloso, fresco, agile, scattante, perfetto per la tavola, e l’Aglianico del Taburno Rosato Marosa 2018 di Nifo Sarrapochiello, “vino quotidiano” per la nostra guida***, decisamente più strutturato, ma non meno bevibile. Complice l’andamento stagionale, comunque, il millesimo 2018 ha meno zuccheri residui e pure meno alcol rispetto al 2017, ed è perciò più godibile, facilmente spendibile sulla tavola.

* specialmente quelle “interpretazioni che ne esplorano una dimensione diversa da quella in voga negli anni Novanta“.

** chiocciola anche nell’edizione 2020 di Osterie d’Italia.

*** riconoscimento importante, quello assegnato all’azienda biologica di Lorenzo Nifo, tanto più se si considera che la tipologia “rosato” della Docg sannita stenta a decollare, forse anche per la mancanza di un’idea produttiva condivisa.

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