Pubblicato il 31 maggio 2018 | Nessun Commento

Proprio qualche giorno fa suggerivo alcuni bianchi sanniti che varrebbe la pena provare, evitando di snobbare aprioristicamente tutto il greco che non sia quello di Tufo e dintorni.

Si trattava di qualche veloce e recente segnalazione, ma altre conferme sono arrivate dagli assaggi dei giorni scorsi. Segnatevi, per esempio, il Sannio DOP Greco 2017 di Fontanavecchia, un vino che non è soltanto buono, ma che, soprattutto, spiega bene perché possiamo parlare di questo come di un millesimo a dir poco singolare.

Sannio DOP Greco 2017, Fontanavecchia

Volendo riassumere, l’annata 2017 nel Sannio è stata caratterizzata dalle gelate del 18/22 aprile e, in estate, da forte siccità e roventi temperature. Quanto all’uva greco, che nel caso specifico arriva dalla zona di Guardia Sanframondi, Libero Rillo segnala un curioso scombussolamento dei tempi di raccolta per le uve bianche allevate nel beneventano: «in genere il greco è ancora in pianta quando si cominciano a vendemmiare le uve a bacca rossa. Quest’anno, invece, lo abbiamo raccolto molto prima (intorno alla metà di settembre, non a inizio ottobre, come di consueto), persino prima di alcune vigne di falanghina. L’acidità cominciava a scendere e allora ci siamo affrettati».

L’anticipo sui tempi di raccolta, appunto, ha permesso di preservare l’acidità (6,5 g/l), ma quello nel calice è un vino che non manca certo di struttura e ricchezza, pur avendo -particolare non da poco- un ridottissimo contenuto alcolico (aggiungo le restanti parole di Libero: «firmerei per avere sempre vini così!»).

Cioè, io non mi spavento nemmeno davanti a 16 gradi, eh! Ma ammetterete che leggere 12,5% in etichetta è cosa piuttosto rassicurante e tutt’altro che secondaria nella logica del consumatore di oggi. O no!?

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