Pubblicato il 14 Febbraio 2020 | Nessun Commento

Me la ricordo ancora quella giornata a Il Cancelliere, a cui probabilmente risale pure l’ultimo assaggio del Taurasi Nero Nè 2008 che ritrovo nel calice, a distanza di quasi sette anni, in una tiepida (!) domenica di inizio febbraio.

La famiglia di Soccorso Romano – è lui o’ cancelliere – produce un limitato numero di bottiglie dalle viti di aglianico allevate tra le contrade Iampenne e Chianzano, in quel di Montemarano. Soltanto rossi, per precisa scelta aziendale, che si caratterizzano innanzitutto per potenza e ricchezza estrattiva, tratti che potremmo dire assolutamente peculiari e distintivi dei Taurasi che arrivano da questo piccolo comune dell’alta valle del Calore.

Mancherà forse l’eleganza di altri rossi più blasonati, anche se i rimandi terragni, di cenere e arancia sanguinella impreziosiscono ulteriormente un quadro olfattivo di bella complessità. Gli si richiede altro, ché saper stare a tavola e tenere testa agli ziti al ragù, tra cotechini e braciole, è dote mica da poco. Il sorso poderoso è rinfrancato dalla sapidità, ma il segreto sta forse in quel primo equilibrio tra acidità e dolcezza del tannino che si direbbe raggiunto oggi.

Dodici vendemmie dopo, fa comunque un certo effetto guardare indietro e poter cogliere la lungimiranza di alcune scelte, affatto scontate per l’epoca: fermentazione con i lieviti indigeni, nessuna filtrazione, chiarifica e stabilizzazione, nessuna aggiunta di solfiti. La stessa indicazione in controetichetta delle coordinate catastali della vigna di provenienza delle uve, per dire, era semplicemente avanguardia.

Ho visto di recente Rita e Enrico, Nadia e Claudio: ho promesso loro che passerò presto, ma di sicuro non aspetterò altri sette anni! 😉

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