Pubblicato il 6 febbraio 2018 | Nessun Commento

Curiosa storia, quella di Saverio Basagni, che abbandona la vita fiorentina e il suo posto nell’azienda del padre (impegnata nella vendita di… acque minerali), per ridare vita al vecchio casolare di proprietà del nonno a Gaiole in Chianti.

Le cose apparvero subito piuttosto complicate, perché nel podere in località Monterotondo (ecco, dunque, già svelato il nome dell’azienda), un tempo proprietà di Badia a Coltibuono, bisognava ripartire praticamente da zero. Non tanto complicate da spaventare Saverio, che pensò bene di non discostarsi dal dettame del Barone Ricasoli, reimpiantando le vecchie varietà del Chianti Classico in cima alla collina (il punto più alto è a 574 metri sul livello del mare), così chiamata per la visuale a tutto tondo: 3 ettari di sangiovese e altri 2 tra colorinomammolomalvasia nera e canaiolo, ai quali si aggiungono circa 3 mila metri di malvasia di Candia*.

Chianti Classico Vaggiolata, Monterotondo

In regime biologico sin dagli inizi o quasi, Saverio conferiva le sue uve alla cooperativa del Chianti geografico, salvo poi mettersi in proprio, un po’ per la “propensione alla precisione” che lo contraddistingue e un po’ per la scarsa remunerazione del suo lavoro.

la verticale

Sei annate (20092014) del Chianti Classico Vaggiolata** (più il campione da botte del millesimo 2017), per approfondire la storia liquida di un’azienda relativamente giovane (la prima bottiglia è del 2003), ma che sembra promettere davvero bene. Vini tutti molto saporiti, con un tannino di bella grana e una buona spinta acido-sapida, di facile approccio e dal prezzo conveniente (circa 10 euro franco cantina).

Spiccano, tra le prime 3 bottiglie (2009-2010-2011) vinificate e maturate solo in acciaio, un 2010 davvero buono, di indole balsamica prima ancora che fruttata e speziata e un 2011, forse solo appena magrolino sul centro bocca. Qualche difficoltà in più per il 2009, vendemmia in cui le viti hanno inevitabilmente pagato anche la sciagurata annata precedente, segnata da 3 importanti grandinate.

Il cambio di passo è evidente con il millesimo 2012, che fa registrare due importanti novità in cantina. La fermentazione in legno, innanzitutto, con indiscussi vantaggi in fatto di fissaggio del colore e lavorazione del tannino; poi, l’uscita ritardata di un anno, con il raddoppio del periodo di maturazione in legno. Ne risultano vini con maggiori intensità e succosità del sorso, in cui alcol e tannino sono perfettamente amalgamati al resto, con un 2013 in forma smagliante e un 2014 sottile, ma interpretazione riuscitissima di un millesimo caratterizzato da tanta pioggia e da un -50% sulle quantità.

Ma a Monterotondo, che è anche agriturismo, si fanno le cose per bene (semi-cit.), quindi non c’è da stupirsi più di tanto.

Monterotondo
località Monterotondo, 12 – 53013 Gaiole in Chianti (SI)
T/F (+39) 0577 749089
M info@agriturismomonterotondo.net

* da cui si ottiene il Sassogrosso, unico bianco dell’azienda, nato nel 2006 dopo che le uve bianche furono tolte da disciplinare del Chianti Classico.

** 85% sangiovese, 10% canaiolo e 5 malvasia nera.

Guarda anche qui:

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