Pubblicato il 19 marzo 2018 | Nessun Commento

Tra gli equivoci più diffusi nell’enomondo, dalla parte di chi il vino lo beve soltanto, c’è sicuramente l’assunto secondo cui uno di 16 gradi sarebbe ineluttabilmente pesante e non, al contrario, uno con appena (si fa per dire) il 13% di titolo alcolometrico.

Aglianico del Taburno Riserva

Ci pensavo proprio ieri sera a cena, mentre bevevo l’Aglianico del Taburno Riserva “Grave Mora” 2007 di Fontanavecchia. Che è certamente un rosso potente e vigoroso, ma non soltanto. Per la cronaca, il millesimo in questione si avvia a maturità, sembra (forse) solo un po’ più avanti della sua effettiva età anagrafica, ma potrebbe essere tutta questione di annata.

È come se -semplificando- dovessimo metterci alla guida di due autovetture di grossa e uguale cilindrata: la differenza la fanno sempre e comunque i cavalli. E quelli del Grave Mora si chiamano acidità e sapidità, caratteristiche che da un lato rinfrancano la beva, dall’altro assicurano scatto e allungo, il cambio di passo dei cavalli (quelli animali) di razza.

Tant’è che alla fine ho fatto notare a mio suocero i 16 gradi stampati in controetichetta e lui mi ha risposto: «non si sentono affatto». Come volevasi dimostrare.

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