Pubblicato il 22 Marzo 2011 | 4 Commenti

Alla domanda canonica bianco o rosso? rispondo spesso e volentieri bianco. In pratica, sono un bianchista convinto. E se proprio volete saperlo, tra i miei bianchi preferiti c’è il verdicchio dei castelli di jesi (gli altri, giusto per citarne qualcuno, il fiano di avellino, il timorasso e il soave).

Il verdicchio è uva di grande pregio e non l’ho certo scoperto io. Da essa si ottengono vini di straordinaria espressività. E longevi, pure. Soprattutto nella zona cosiddetta “classica” che ha come capitale la piccola cittadina di Cupramontana.

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E da quello che in gergo è definito l’areale di elezione arriva questo vino, “un attimo sospeso di terra, fatica e sole. Ricordo materiale di stagioni irripetibili. Abbraccio naturale privo di furbizie e scorciatoie. Viaggio controcorrente alla ricerca del minerale. Viene da uve coltivate in contrada San Michele su terreni argilloso-calcarei. Da bersi fresco dopo lunga ossigenazione. E’ un vino naturale: può presentare piccoli depositi o lievi velature“. Questo è ciò che recita la controetichetta, su cui trova spazio anche la dedica del produttore al padre.

La vigna che si trova in località San Michele è vecchia di circa trent’anni ed è condotta in biologico. Da’ pochi frutti; come si dice, pochi ma buoni. Il vino che se ne ottiene stupisce, a mio avviso, per quel suo essere naturalmente elegante, ancor più che per la nitidezza delle peculiarità del vitigno e dello stesso terroir, vale a dire sapidità e mineralità. Caratteristiche nient’affatto compromesse da un uso attento del legno, sia per la fermentazione che per l’affinamento.

Preservati e ben in vista anche i varietali, con le note di frutta che ricordano la pesca bianca e i classici sentori erbacei di salvia e fieno. Freschezza e sapidità sopra le righe alleggeriscono il tutto, contrastando il deciso tenore alcolico.

Bevuto a pranzo con @gianlucamorino e @WineUp da @Enocratia. Ecco, magari troppo giovane il 2008. Ché il verdicchio dei castelli di jesi ha lunga, lunga vita. E darà soltanto col tempo, a chi avrà la pazienza di aspettarlo, grandi, grandissime soddisfazioni.

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Commenti

4 Responses to “Gli Eremi 2008: la riserva de La Distesa”

  1. Riccardo Francalancia
    Marzo 22nd, 2011 @ 15:32

    “E se proprio volete saperlo, tra i miei bianchi preferiti c’è il verdicchio dei castelli di jesi”

    Non posso che essere d’accordo al 100% e Dottori ne è uno degli interpreti che preferisco, assieme a pochissimi altri.

    Gran vino !!

  2. Gabriele
    Marzo 22nd, 2011 @ 22:32

    “In pratica, sono un bianchista convinto”.
    Quoto a manetta!

  3. Alessandro Marra
    Marzo 23rd, 2011 @ 01:29

    Ciao Gabriele!

    Ora mi sento meno solo… 😉

  4. “Non è il vino dell’enologo” e il razzismo enologico contro i vini bianchi : stralci di vite
    Maggio 14th, 2013 @ 12:34

    […] motivo*** era ed è semplice: amo anch’io i bianchi e non ne ho mai fatto mistero, come in questo post dedicato – manco a farlo apposta – alla Riserva “Gli Eremi“ 2008 de La […]

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