Pubblicato il 15 Luglio 2010 | 4 Commenti

C’è una cosa che non mi piace e ve la dico subito così mi tolgo il pensiero. Si tratta di quella parolina che si insinua in etichetta, appena sotto il nome di Guido Marsella: winemaker. Non ci posso far nulla, non mi piace, non mi piace e non mi piace.

Nessuna intolleranza agli stranierismi, anzi. Prova ne sia il debole che ho per la musicalità del termine francese vigneron. Soltanto semplice antipatia per l’idea di “costruito” che mi pare vi affiori in genere (ma non è questo il caso), finendo forse con lo stonare con quell’immagine così naturale e passionale della mano, più sotto ancora in etichetta, che stringe con forza il grappolo.

Roba di poco conto, sia chiaro: anche perchè il pensiero mi ha solo sfiorato e ha lasciato spazio a ben altre preoccupazioni, del tipo ma forse dovevo aspettare ancora prima di tirargli il collo oppure caspita, era l’ultima bottiglia che avevo.

Mi piace assai, al contrario, che questo sia l’unico vino dell’azienda, cosa molto rara al Sud; e mi piace pure quella bottiglia un po’ più allungata e snella rispetto a quella solitamente utilizzata in zona. Mi piace, soprattutto, per quello che è: una lodevole espressione di un grande vitigno. 

Difficile non innamorarsi di un vino così.

Per il colore: paglierino e lucente, sicuro di sè. Per il suo adagiarsi lento sulle pareti del calice.
Per i profumi, eleganti e complessi, caratterizzati dalle ben evidenti note fumè del terroir più in altura della denominazione (circa 600 metri d’altitudine) e da quelle più suadenti di frutta e nocciola.
Per il gusto, ancor più: teso, tagliente, sapido, che ti prende con quell’affumicatura sempre in bilico tra il primo e il secondo piano. Per quel sorso che si concede con estrema naturalezza, generoso e senza fronzoli, che rimane in bocca a lungo. Per quel finale, così vero.

Questo è quanto.
Regalo di Alessandro Russo al termine di una giornata trascorsa insieme in giro per vigne in costiera, conclusasi con l’ottima pizza e lo spettacolare assaggio di provolone del monaco al suo ristorante Le Tre Arcate di Piano di Sorrento.

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Commenti

4 Responses to “Fiano di Avellino 2006, Guido Marsella”

  1. alessandro russo
    Luglio 15th, 2010 @ 13:44

    Caro Ale concordo con te sulla dicitura winemaker, troppo marcata per un'azienda che produce solo 8000 bottiglie di questo fiano. Una volta versato nel bicchiere, però, ha la facoltà di spazzare ogni dubbio. Un fiano "cult" che non poteva mancare nelle pagine di Stralci.Il mio primo ordine risale al 2004, quando in un ristorante, inaspettatamente, lo bevvi e mi affascinò. Al numero telefonico riportato in etichetta non rispondeva la cantina, bensì l'azienda di bitumi del fratello di Guido, in quanto a Summonte c'erano problemi sulla linea. Oggi lo scenario è ben diverso, il fiano Marsella è nicchia per ristoranti medio alti ed intenditori. Inolte al fiano si è affiancata una produzione di greco e se non sbagli di falanghina, provati quest'anno al Vinitaly, ma sicuramente non al lievello del capostipite Fiano.
    Un abbraccio e grazie per la citazione.

  2. Alessandro Marra
    Luglio 15th, 2010 @ 14:48

    Sei sempre benvenuto su queste paginette [ ancor di più quando mi regali queste chicche… 😉 ] e ti ringrazio per aver rimediato a una mia imprecisione. In effetti ero convinto che Guido Marsella producesse ancora solo e soltanto fiano…
    So già che ne avrai da parte qualche bottiglia e, quindi, ospiterò volentieri qualche tua sensazione quando lo riassaggerai!
    Ricambio l'abbraccio con l'augurio di rivederci presto tu, Luigi ed io!

  3. ALESSANDRO RUSSO
    Luglio 15th, 2010 @ 22:58

    Sarà un piacere trasmettere le sensazioni su Stralci.
    Quest'anno mi sa che il trio potrebbe trasformarsi in quartet.
    A presto.

  4. Alessandro Marra
    Luglio 16th, 2010 @ 14:40

    Ci conto! 😉
    Chi è il quarto? Più siamo più ci divertiamo…

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