Pubblicato il 3 maggio 2016 | Nessun Commento

In un articolo pubblicato nei giorni scorsi sul suo sito internet, con annessa short list di vini italioti da tenere assolutamente in cantina*, Jancis Robinson ha invitato i produttori italiani a dimenticare i colleghi francesi.

Partendo dalle esternazioni del premier Matteo Renzi circa la presunta superiorità del vino italiano rispetto a quello francese e rimarcando, pur tuttavia, come il prezzo non sia certo un diretto indicatore di qualità, la giornalista britannica Master of Wine si è detta convinta che il vero vanto dell’Italia sia, piuttosto, la sua straordinaria ricchezza ampelografica.

Ha aggiunto, poi, che questo è il momento giusto per comprare i vini italiani (la Robinson, che è anche consulente della Regina d’Inghilterra, cita i vini a base nebbiolo ma anche da uve sagrantino, aglianicogaglioppo), visto e considerato che, nella maggior parte dei casi, il prezzo di questi è decisamente inferiore a quello dei migliori BordeauxBorgogna (sfortunatamente, non sarà così ancora per molto).

Fiano di Avellino "Clos d'Haut" 2013, Villa Diamante

Pensavo appunto a come si possa (ancora) spendere bene per certi (grandi) vini italiani, mentre bevevo il Fiano di Avellino Clos d’Haut 2013 di Villa Diamante, giusto qualche sera fa a Il Profumo del Mosto Selvatico.

Al netto di un esordio (forse) poco rassicurante rispetto a ciò a cui siamo stati abituati, anche dallo stesso Antoine Gaita, questo bianco ha acquistato via via luce e definizione, tratteggiando sfumature agrumate e di camomilla, che ritornano puntuali al sorso, teso e appagante, nondimeno arricchito da sottili affumicature.

Beh, con le dovute proporzioni, cos’ha da invidiare rispetto a certi più celebrati e costosi vini di Borgogna?

* spiccano -tra i bianchi– gli ottimi Derthona Timorasso 2013 Colli Tortonesi di Walter Massa e il Catarratto 2014 di Nino Barraco.

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