Pubblicato il 5 novembre 2018 | Nessun Commento

Sabato scorso sono tornato a Puglianello, per un altro Spicchi&Calici, l’ormai tradizionale appuntamento de Il Foro dei Baroni con le pizze, a pranzo, di Volodymyr Pyeshkov. Causa dieta, non ne mangiavo una da almeno una quarantina di giorni e in preda ad un delirio salutista – io che non posso fare a meno di margherita&marinara – ho incredibilmente ceduto (e ne è valsa la pena, devo dire) all’assaggio della vegetariana: cimette di broccoli bollite e poi immerse in acqua ghiacciata, “pomodoro secco riccio” dell’azienda agricola Saecularis, patate lesse e peschiole.

La mescita, stavolta, era incentrata sui vini dell’azienda Cautiero, che ha appena tagliato il traguardo della decima vendemmia, anche se è nel 2002 che Fulvio e Imma lasciano Cercola, in provincia di Napoli, per trasferirsi a Frasso Telesino, nel Sannio, dove nel 2013 è nato anche il piccolo Matteo.

Ho pensato subito che Vincenzo Esposito avrebbe tirato fuori qualcosina per l’occasione e allora, prima di uscire, ho arraffato in cantina quella bottiglia di Falanghina del Sannio Fois 2013 che Fulvio mi regalò un paio di anni fa e alla fine ne è venuta fuori una piccola verticale. In forma smagliante la 2013, che – sono sicuro – potrà dire ancora qualcosa negli anni a venire: molto più sapida che non acida, sottile e intensa al tempo stesso, davvero una gran boccia, tanto più se si pensa che non era stata certo progettata per durare così a lungo. Più focoso il 2014, almeno all’olfatto, salvo perdere però qualcosa all’assaggio in termini di pienezza; bene anche la 2017, figlia di un’annata che più calda non si può, al punto che quella del passito – Oro17 – è stata una scelta quasi obbligata.

Altro interessante confronto, devo dire, quello che ha visto protagonista il Greco di casa Cautiero, il Trois. Il pensiero di Fulvio è chiaro: «il Greco mi viene meglio quando soffre la falanghina». Sugli scudi il 2016 (che sembra avere la stessa spinta della Falanghina nel 2013), mentre il 2015, che ha evidentemente patito il millesimo complicato per la varietà, è più nervoso ed irruento, con la nota alcolica leggermente fuori giri.

La diversità dell’annata, si dice. 😉

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