Pubblicato il 1 Novembre 2010 | 6 Commenti

L’assaggio in sé – lo dico in tutta sincerità – non mi ha entusiasmato per tutta una serie di motivi. Non da ultimo perché le mie aspettative erano alte, avendo degustato anche il timorasso “fermo” dal quale – è stato lo stesso Paolo Carlo Ghislandi a dirlo nel presentare il #tstp, ovvero il Timorasso Spumante Tasting Panel – è nata l’idea di questo spumante.

Durante la lavorazione del Timorasso Brezza d’Estate, durante i ripetuti assaggi nelle varie fasi, è cresciuta in me la convinzione (o forse il dubbio) che una versione spumante sarebbe potuta essere interessante e così, come mio solito, mi sono lasciato ancora una volta tentare dalla voglia di sperimentare qualcosa di nuovo e, dopo due anni di lavoro, è nato Chiaror Sul Masso.

Se per alcuni aspetti tirar fuori bollicine da un vitigno come il timorasso è sfida assolutamente affascinante, dall’altro, personalmente, non ne sento il bisogno. Da consumatore, dico. E non perché io reputi inadatto a questo tipo di lavorazione il vitigno (ché anzi – così prosperoso per mineralità e acidità – le bollicine ci starebbero dentro alla grande, o almeno credo); piuttosto perché negli ultimi anni pare proprio esser scoppiata la moda di spumantizzare tutto e di più. Ciò nonostante – e questo è doveroso dirlo – la dinamicità del produttore è cosa a cui guardare decisamente con positività.

E va bene, andiamo al sodo. Ecco i dati tecnici forniti dal produttore.

Chiaror Sul Masso è un Vino Bianco Spumante Brut da uve Timorasso della vendemmia 2008 e sviluppa un tenore alcolico del 13% Vol.

L’uva è stata vendemmiata in due tempi, la prima parte a fine agosto, la seconda a fine settembre 2008

Entrambe le masse hanno subito estrazione a Freddo ( Prefermentativa ) per circa 48 ore in vasche di acciaio a temperatura controllata

La fermentazione è partita spontaneamente a bassa temperatura ed ha proseguito per circa 3 settimane lentamente.

Ho mantenuto la permanenza sulle fecce fini fino Aprile 2009 quando poi il vino si è chiarificato per sedimentazione.

La rifermentazione ha proceduto per circa un mese in autoclave secondo il metodo Martinotti lungo al termine del quale si è proceduto a microfiltrazione in acciaio alla fine di agosto 2010. 

Chiaror Sul Masso è stato imbottigliato il 28.08.2010 e ne sono state prodotte 3780 Bottiglie.

Sulla retro-etichetta si legge brut e, quindi, gli zuccheri residui sono inferiori ai 15 g/l. Direi che non siamo troppo distanti dal limite della categoria; cosa che, per mio gusto personale, nel preferire bolle di struttura e poco dosate, non mi è affatto piaciuta. Avrei giocato di più sulle durezze così da esaltare quelle che penso siano le caratteristiche del vitigno; tratti distintivi che, invece, sembrano quasi inespressi, un po’ come è assente in etichetta il nome del vitigno utilizzato (l’indicazione è facoltativa per i “vini spumante”).

La cosa che più mi ha lasciato perplesso, però, è l’aver letto sempre sulla retro-etichetta che la spumantizzazione è stata eseguita da un’azienda trevigiana. Perché affidarsi a chi produce prosecco con l’inevitabile “omologazione” del prodotto rispetto a quelli che sono gli usi della zona (vedi, ad esempio, un certo residuo zuccherino)? Perché scegliere la rifermentazione in autoclave e non il metodo champenoise?
Nel bicchiere, poi, non ho ritrovato le sensazioni che credo di aver colto nei timuràs fin qui  assaggiati; insomma, non ho rinvenuto la “tipicità” del vitigno. Ed è forse per questo che faticherei a identificarlo nel mare magnum del “vino spumante” italiano sullo scaffale (non parlo degli “spumanti di qualità prodotti in regione determinata”). Insomma, un vino per certi versi “anonimo”, lontano parente dell’uva che amo e che mi ha stregato con la sua vena minerale e idrocarburica.

Ecco i link del produttore Cascina I Carpini e del blog Percorsi di Vino sulle cui pagine Andrea Petrini ha coordinato il tasting-panel.

Guarda anche qui:

Commenti

6 Responses to “Chiaror sul masso di Cascina I Carpini, ovvero #tstp”

  1. Andrea Petrini
    Novembre 1st, 2010 @ 17:54

    Ciao Alessandro, come scritto altrove penso che siao più utili a Paolo queste critiche che mille recensioni positive.
    Bisogna sempre partire da un presuppposto: è una versione davvero di prova questo Timorasso Spumante e, perciò, suscettibile di crescere in futuro.
    Puoi mettere il link del post su Percorsi di Vino? In tal modo eviteremo dispersioni delle recensioni
    grazie

  2. Alessandro Marra
    Novembre 1st, 2010 @ 19:03

    Grazie a te e a Paolo per l'opportunità!

  3. Gabriele Ferrari
    Novembre 2nd, 2010 @ 18:26

    Osservazioni giuste e assolutamente condivisibili indipendentemente dai gusti.
    In effetti, degustando il Chiaror sul Masso mi sono concentrato sul vino in se, senza pensare agli aspetti secondari (?) sui quali metti l'accento.
    Bel pezzo, complimenti.

  4. Alessandro Marra
    Novembre 3rd, 2010 @ 09:43

    Grazie, Gabriele!
    😉

  5. Paolo Carlo
    Novembre 3rd, 2010 @ 11:59

    Ed il tuo parere, Alessandro era quello che più "temevo" e d'altro canto attendevo, non per far torto a nessuno, ma perchè sono benissimo consapevole della forma di "adorazione" – "venerazione" che tu nutri a ragione per il vitigno Timorasso !

    Ora per far capire a chi legge, il Timorasso è un vino difficile, complessissimo e che per le sue straordinarie qualità non tutti riescono ad apprezzare tanto che Le persone alle quali piace questo vino, ci si innamorano perché cercano espressioni decise, forti, “dure” e una straordinaria complessità spesso giocata sulla mineralità prorompente. (tu ed io apparteniamo a questa categoria)

    Un vino del genere necessita, lo sappiamo, di lunghi affinamenti, di maturazione di comprensione e di esperienza da parte di chi lo approccia.

    Se la mia intuizione è giusta un metodo classico da 36/48 mesi sui lieviti dovrebbe restituire un spumante allineato con le aspettative di chi, come te e come me e pochi altri conoscono bene questo vitigno e ne pretendono l’anima nel bicchiere.

    Vegnamo ora al Chiaror Sul Masso per rispondere ai quesiti che ti sei posto e che io prima di te mi sono posto con mille dubbi e nessuna certezza.

    Concordo su molti degli appunti che mi fai perché me li sono fatti io stesso, provo a spiegarsi bene, per non ingenerare confusione in chi legge..

    Se in questo Martinotti cerchiamo la potenza espressiva di un Timorasso non la troviamo e rimaniamo delusi, ma se cerchiamo un buon spumante charmat reso intrigante dall’acidità e da note accennate di mineralità che normalmente un Martinotti non ha, allora abbiamo un prodotto simpatico che regge molto bene il confronto con tantissimi spumanti e ne supera tanti per complessità.

    Ecco forse l’unica espressione sulla quale non mi sento di trovarmi molto d’accordo con te è che questo spumante, nel “mare” degli charmat italiani si distingue eccome, e se gli lasceremo il tempo, non tradirà la sua origine di uva timorasso evolvendo ancora.

    Sicuramente avrei preferito meno residuo , come te, ma lo spumante avrebbe acquisito una matrice alcolica improponibile e dopotutto al pubblico piace così, anche chi reputa il Timorasso un po’ ruvido per le sue corde, con questo spumante ne può godere.

    Come ho scritto e riprendo dal blog di http://www.enofaber.it ,

    “Chiaror Sul Masso è stata ed è un’esperienza di grande valore per me, in un solo colpo ho imparato aspetti del vino Timorasso che non avrei mai potuto conoscere diversamente, ho imparato segreti della spumantizzazione che non conoscevo e soprattutto ho capito molto più di prima quanto sia grande e diversificato questo mondo del vino scoprendo che non tutto quello che per me è “buono” o è un “valore” lo è per gli altri e viceversa.”

    Ora spero solo di aver capito a sufficienza da questa esperienza per affrontare un metodo classico che possa esaltare le già importanti caratteristiche organolettiche del vitigno restituendo un vino reso ancora più complesso dal lavoro dei lieviti.

  6. Alessandro Marra
    Novembre 3rd, 2010 @ 13:00

    Ti ringrazio, Paolo Carlo.
    Il tuo commento è stato esauriente e assai gradito.
    Conosci bene la mia ammirazione per questo vitigno che risponde perfettamente all'identikit del vino-che-mi-piace.
    Un'evoluzione del tuo spumante non è certo da escludere ed è coerente con le stesse caratteristiche del timorasso che sappiamo bene cosa può dare con il tempo. È per questo che mi auguro di riprovarlo in futuro. Fermo restando che, imho, se bollicine dovranno esserci un giorno (e non è detto che debbano esserci per forza) penso più alle aristocratiche del metodo classico.
    Buon lavoro e a presto!

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