Pubblicato il 5 gennaio 2016 | Nessun Commento

Poco o nulla sembrerebbe esser cambiato in questi primi giorni del nuovo anno, rispetto alla fine del 2015, perché s’è mangiato e bevuto -ahimè- in abbondanza.

La cosa incredibile è aver avuto persino il coraggio, dopo ennemila abbuffate, di andare fuori a cena, direzione San Nicola Manfredi, tornando in quel pub tanto grazioso quanto sperduto nella «campagna nera di notte tutt’intorno» (cit. Antonio Medici – leggi qui) che è Madness.

 photo D3D07FBE-F32C-49BF-98BF-1C22F748AC43_zpsyd6mjoqd.jpg

Dicevo, qualcosina l’abbiamo stappata.

Da iscrivere alla voce “conferme” il Col dell’Orso di Frozza. È uno dei miei Prosecco (di Valdobbiadene) di riferimento e continuo a spenderlo allegramente a tutte le ore, con licenza di stupire gli ospiti, occasionali e non. Ha finezza, cremosità ed è pericolosamente bevibile. Vantaggioso il rapporto qualità/prezzo (nonostante l’aumento registrato negli ultimi due anni). 

Altra conferma per la Falanghina Flora 2010 de I Pentri, targata Beneventano IGT, che però merita un discorso a parte. Dionisio Meola e Lia Falato, appassionati vigneron in quel di Castelvenere, dimostrano (più di altri) di credere davvero nelle potenzialità di invecchiamento del vitigno, se non altro partendo –vivaddio!- dalla scelta di un tappo idoneo, per qualità, allo scopo.

Alla voce “sorprese” [per il sottoscritto, è ovvio], il Rosso di Asia 2010 di Picchioni, regalo del mio amico Daniele. Quello che leggo trattarsi di un blend di croatina e ughetta di Solinga, dall’Oltrepò Pavese, si è rivelato un rosso di sorprendente piacevolezza, per me e i miei commensali (che solo hanno appuntato l’eccessiva presenza di residui nel bicchiere, peraltro già annunciati in retroetichetta).

Mai assaggiato prima il Pacharán, liquore originario della Navarra, ottenuto -leggo- dalla macerazione delle prugnole selvatiche in anice. Quello di Zoco -un altro regalo- è liquore non molto alcolico (25%), con un bel retrogusto amarognolo, che si lascia apprezzare a fine pasto. Peccato che, più o meno a metà, la bottiglia abbia fatto un bel volo in terra, andando in frantumi un attimo prima che ne pregustassimo ancora un altro sorso.

Guarda anche qui:

Commenti

Lascia un commento