Pubblicato il 21 Febbraio 2020 | Nessun Commento

Sabato scorso sono tornato a Tufo per fare visita a Gabriella Ferrara: «ciao, volevo farti un saluto, sei in cantina?», «dammi qualche minuto e scendo, sono in cucina con mia madre».

Mancavo da un po’ (la foto sotto, scattata nella celebre Vigna Cicogna, è di maggio 2018), ma conosco Gabriella e suo marito Sergio Ambrosino ormai da una decina d’anni. Complice la mia affezione per il Greco di Tufo, quella fondata dal papà di Gabriella nel 1991 è stata una delle prime cantine che ho visitato, prima del restyling delle etichette, che oggi sono bianche (su borgognotta) e prima erano blu e rosa (su bordolese), a quadranti invertiti per il cru Vigna Cicogna (in cui era prevalente il blu).

Gli ettari vitati sono ormai 20, per lo più a greco e situati tra le località San Paolo, San Marco e Santo Stefano (queste ultime ai due lati della prima); ci sono poi altri progetti da realizzare, a partire dall’ampliamento della cantina, necessario per recuperare un po’ di spazio per lo stoccaggio delle bottiglie, i cui lavori dovrebbero partire entro breve.

Si guarda con speranza al futuro e non manca l’entusiasmo, anche per via del fatto che i due figli si stanno ritagliando sempre più spazio: «è perché ci sono loro che non ci siamo fermati», confessa Gabriella. Lucia, la più grande, lavora in comune come ragioniera, ma da’ comunque un mano per la gestione amministrativa; Antonio, invece, ha fatto studi agrari e ama stare in vigna col padre. Insomma, la nuova generazione scalpita! 😉

Ne ho approfittato anche per assaggiare i 2019 ancora in vasca. «L’impressione -dice Gabriella- è quella di un millesimo con maggiore prontezza rispetto al 2018. Addirittura quest’anno abbiamo vendemmiato prima il Vigna Cicogna, verso il 7/8 ottobre». Detto che la vinificazione è identifica per entrambi i vini e che contempla 8/9 mesi di affinamento sulle fecce fini, le mie prime sensazioni sono quelle di un “Vigna Cicogna” decisamente più ricco e, almeno in questa fase, (forse) meno tonico del “Terra d’uva”, al contrario più slanciato e meno denso, già godibile, come sarà probabilmente per i Greco di Tufo di quest’annata (che, per la cronaca, non sarà probabilmente ricordata per i grandi volumi).

Staremo a vedere.

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