Pubblicato il 19 luglio 2012 | Nessun Commento
Amo ricevere libri in regalo, mi fa pensare a quando mia zia mi comprava tutti i finalisti del Premio Strega perché io li leggessi durante l’estate, in aggiunta agli odiosi libri imposti dalla prof di Lettere. Che poi – ma questo è un altro discorso - ho cominciato a leggerli solo ora che lei, zia Carolina, non c’è più.
Taglio corto, meglio. Per il mio compleanno (ah, ci credete che non ho bevuto nemmeno un goccio di vino l’11 luglio!?) :) le mie due amiche dell’uni, Marina e Danila, mi hanno donato questo giallo di Arnaldur Indriðason, scrittore islandese e autore di numerosi romanzi polizieschi (grazie, Wikipedia)
Il genere, devo dire, mi è già congeniale di suo e il libro si fa pure leggere bene. Cosa mai c’entrerà sto’ romanzo col vino?! Ve lo spiego subito. A un certo punto, il protagonista – il detective Sigurður Óli – va a cena in un ristorante italiano del centro (di Reykjavík) con la quasi ex BergÞóra; ordina un vino italiano (che svelerà poi essere “un rosso toscano morbido e rotondo“, bah) e toh!, leggete cosa succede.
Il cameriere, un uomo cordiale di mezza età, li interruppe avvicinandosi al tavolo con una bottiglia di vino rosso che mostrò a Sigurður Óli. Poi gliene versò un po’ nel bicchiere.
«Ha già stappato la bottiglia?» disse Sigurður Óli, squadrandolo da capo a piedi.
Il cameriere non capì la domanda.
«Deve stappare la bottiglia davanti a me» disse Sigurður Óli. «Come faccio a sapere che cosa ha fatto di là con questa bottiglia, o quando l’ha aperta?»
Cose già viste e riviste, no!?
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