Pubblicato il 20 ottobre 2011 | 4 Commenti
No, non sono mai stato in Champagne ma prima o poi, vi assicuro, ci andrò. Devo farlo. Ottobre, per dire, potrebbe essere il mese giusto: ché lì al nord dicono faccia freschino.
Vi risparmio la leggenda di Dom Perignon: secondo alcuni, il padre dello Champagne (pardon, vin de Champagne - a quanto pare gli indigeni ci tengono…)
secondo altri, l’inventore della cuvée, ovvero del taglio di uve diverse (sono 3, in realtà: pinot nero, pinot meunier e chardonnay) e di differenti annate. Si producono anche blanc de noirs (solo pinot nero) e blanc de blancs (solo chardonnay). Ma quello è un altro discorso
Ci sono 5 distretti, disposti a cavallo del fiume Marne: Montagne de Reims (vi si producono i migliori pinot nero), Vallée de la Marne, Côte des blancs (solo chardonnay); ancora più a meridione, si trovano gli altri due distretti (Côte des Sézanne e Aube). Ci sono 17 grand cru, ovvero vigneti con una classificazione di 100 punti: Puisieulx, Sillery, Mailly, Verzanay, Verzy, Beaumont-sur-Vesle, Louvois, Bouzy e Ambonnay (Montagne de Reims); Ay e Tours-sur-Marne (Vallèe de la Marne); Chouilly, Oiry, Cramant, Avize, Oger e Mesnil-sur-Oger (Côte des blancs). I premier cru, invece, sono 38 (vigneti classificati da 99 a 90 punti).
Tutto questo per dire cosa? Che il 4 ottobre mi sono imbucato alla giornata nazionale dello Champagne a Milano e ne ho assaggiati diversi.
Detto che:
- non è che sia un grosso conoscitore di bolle, tantomeno di quelle d’oltralpe;
- era impossibile tastare tutti gli Champagne in degustazione;
- ho provato “solo” quelli di Agrapart&Fils, Bonnaire, Deutz, Drappier, Henriot, Jacquesson, Mandois, Marie Stuart, Nicolas Feuillatte, Paul Bara, Perrier Jouet, Salon e Vieille France;
- vi consiglierei di leggere note e osservazioni – di altri, naturalmente – ben più pertinenti (qui, qui e -ancora- qui).
Direi che:
- ho fatto bene a investire abbondanti dieci minuti nella speranzosa attesa dinanzi all’affollato banchetto di Salon. Alla fine ce l’ho fatta, sono riuscito anch’io a strappare un goccio della mitica Cuvée “S” – Le Mesnil 1999: un fuoriclasse che, però, costa veramente un botto (cit).
- il Belle Epoque 2004 di Perrier Jouët acchiappa parecchio. Uno sciampo di grande pulizia ed eleganza. Quasi paradigmatico, direi. Anche lui costa un po’.
- gli Champagne di Henriot (Reims) mi hanno sorpreso (è forte il dubbio che fossi io l’unico a non conoscerli). Buoni il Brut Souverain (100% chardonnay, secondo l’importatrice; in uguale percentuale con il pinot nero, a leggere sul sito) e il Millésime 2002 (uvaggio di pinot nero - 70%, di cui l’8% vinificato in rosso – e chardonnay). Discorso a parte per la Cuvée des Enchanteleurs 1998 (pinot nero e chardonnay in parti uguali), tutto miele, frutta secca e nocciola, con un sorso caldo e palpitante, più spiccatamente minerale e agrumato sul finale.
- niente male anche i due Jacquesson. Il Millesimé 2002 è una bollicina che unisce espressività e complessità a una disarmante facilità di beva; la Cuvée nr. 735 (47% chardonnay, 33% pinot nero e 20% pinot meunier) pure ha fatto la sua figura, ecco.
- posso chiudere il podio a 5 con le bollicine di Agrapart & Fils (Avize). Buono il Les 7 Crus, un blanc de blancs ottenuto da vigneti situati in 7 villages (Mardeuil, Avenay Val’d’Or, Oiry, Cramant, Avize, Oger, Bergeres les Vertus), 36 mesi sui lieviti e 7 g/l di zucchero; ora come ora finanche più godibile del pur notevolissimo Minéral 2005 Blanc de Blancs Grand Cru, da vecchie vigne di Avize e Cramant, caratterizzate da un terroir più calcareo che risulta in un sorso più minerale (e meno dosato). Appunto.
Guarda anche qui:
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4 Responses to “Cose che non potevo non sapere, Champagne che non potevo non bere”
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ottobre 20th, 2011 @ 14:56
La poca esperienza non ti salva dalla brutta figura di scrivere champagne con la lettera minuscola!
E ti prego non usare il termine “sciampo”, fa tanto Russo al Forte …
Scusa la pedanteria!
ottobre 20th, 2011 @ 15:14
Hai ragione, Ambasciatore!
Comincio immediatamente a fare le paginette con scritto Champagne (con la lettera maiuscola)
Letta la tua interpretazione del termine, direi che “sciampo” suona anche meglio adesso: i costi di quello Champagne sono a prova di russi…
Piacere di averti rivisto a Milano.
A presto,
a.
ottobre 21st, 2011 @ 10:00
ERRATA CORRIGE: la composizione da te trascritta della Cuvée n°735 Jacquesson non è corretta. E sì che era in etchetta!
Quello da te riportato è il cépage di non so quale annata (e ce ne sono stranamente molti uguali al tuo “on the internet” per la 735), visto che la percentuale di uvaggio è sempre diversa e cambia con ogni vendemmia.
Per approfondire vedi qui: http://www.appuntidigola.it/2011/10/21/cuvee-n%c2%b0735-jacquesson-lo-champagne-con-la-carta-didentita/
@Andrea: fai bene ad essere un po’ severo con il ragazzino qui! Meglio raddrizzarli da giovani..
ottobre 21st, 2011 @ 10:13
Mi accorgo solo adesso che le tre percentuali (che ho indicato nel post) sommate assieme fanno esattamente 110%
Errore di copiatura dalla mia moleskine, dove avevo scritto ch42-pn33-pm25. Ora, però, guardando la contro-etichetta che hai fotografato nel tuo post mi chiedo da dove diavolo ho preso queste percentuali… E menomale che il tipo al banchetto era italiano (è ben noto il mio francese di stampo borbonico). Bah!
Grazie della segnalazione
P.S.: Già che ci siamo, puoi darmi lumi su Henriot? Rimanendo in tema di numeri, le percentuali indicatemi dall’importatrice sono diverse da quelle che ho reperito sul sito internet. Denghiu