Pubblicato il 29 Aprile 2019 | Nessun Commento

M’è scappata quasi una lacrimuccia quando l’ho scoperto, proprio ieri: il 28 aprile del 2009 -sono una frana con le ricorrenze, menomale che c’è Facebook- nasceva Stralci di vite.

In questi anni son successe centomila cose, di vino nei calici ne è passato, ma per fortuna, tra alti e bassi, sono ancora qui (e quest’anno ho rilanciato con Falanghina Republic). Inizia oggi, dunque, la mia seconda decade di onorato blogging e mentre starete leggendo io avrò già orientato la bussola a Sud, direzione Vulture, altra nobile terra d’aglianico.

Stralci di vite spegne 10 candeline

Ho provato a spiegare ai miei due figli cosa è questo blog e non ci sono mica riuscito bene, sapete. Però mi hanno fatto questo disegno bellissimo, chissà che non ne faccia un quadretto. Alessia, invece, ora che c’è Emisfero Destro mi ha promesso un logo celebrativo –wow!– o una roba del genere, giusto per non dimenticare che questa storia è iniziata insieme 10 anni fa.

La vita, poi. Io ci credo al destino e sorrido ora che ripenso ai vini che ho bevuto in queste ultime ore, prima e dopo aver saputo che c’erano da spegnere le prime 10 candeline di Stralci di vite. Senza saperlo -figurarsi che lo ignoravo pure io- ho ricevuto dei regali bellissimi, nel segno del millesimo 2009 (tra l’altro pure abbastanza complicato, specie per i rossi).

Prima le due magnum di Orazio e l’Aglianico del Taburno Riserva “Vigna Cataratte” che Libero Rillo ha stappato per tutta la squadra Slow Wine in visita a Fontanavecchia: entrambe in ottima forma, soprattutto il primo, rosso a prevalenza aglianico, che si giova dell’apporto del cabernet sauvignon (40%).

Poi il Greco di Tufo “Cardenio” di Amarano. Salvatore Caretti, che me lo ha regalato, conosce bene la mia fissazione di conservare i bianchi, ma probabilmente non immaginava che il Greco di Tufo è il mio vino del cuore né che l’indomani avrei festeggiato il compleanno del blog. Poco o niente so dell’azienda che lo produce, se non che si trova a Montemarano (e, quindi, fuori dalla docg con capitale Tufo). Posso però dirvi che questo bianco è stato una sorpresa, innanzitutto per l’integrità: splendidamente dorato e perfettamente riconducibile alla tipologia, era ricco e strutturato, ma tonico e decisamente fresco.

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