Pubblicato il 19 maggio 2017 | Nessun Commento

L’invenzione è dell’italiano Francesco Longoni (capo del team Food Service di Apple) e risale al 2010. Si tratta di un contenitore ideato appositamente per i dipendenti dell’azienda di Cupertino, che potranno così gustarsi la pizza presso la propria postazione lavorativa.

La notizia, rilanciata in Italia dal Corriere, arriva dalla redazione statunitense di Wired, che pubblica anche una foto.

Scatola pizza Apple

Il contenitore, ovviamente eco-sostenibile, ha forma circolare e presenta alcuni fori sul coperchio per favorire la fuoriuscita del vapore ed «evitare così che la crosta della pizza (sic!) diventi molliccia».

È già in uso da qualche anno nei Caffè Macs di Apple, ma debutterà ufficialmente con la prossima inaugurazione dell’Apple Park.

Pubblicato il 18 maggio 2017 | Nessun Commento

Ho letto per la prima volta di Marcel Lapierre, produttore di Beaujolais scomparso nel 2010 e pioniere del movimento francese del vin naturel, in Vino (al) naturale, il libro di Alice Feiring

La bottiglia di Morgon* che acquistai poi, per curiosità, fu una vera e propria rivelazione e allontanò da me le connotazioni negative che (purtroppo) ancora accompagnano il Beaujolais

Al timone dell’azienda, che può contare su ben 42 ettari di vigneto, c’è oggi il figlio. Nell’intervista recentemente concessa a Robert Camuto su Wine Spectator, il trentacinquenne Mathieu (nella foto) ha parlato, tra l’altro, di vino “naturale”**  e di terroir è più importante della tecnica»), lamentando come molti suoi colleghi, nel mettere davanti lo stile -appunto- “naturale”, abbiano finito per coprire il carattere del territorio nei loro vini: «natural wines can sometimes all taste the same. It’s the same mistake the industrial producers made 20 years ago».

Il riferimento è, per lo più, all’uso di solforosa (che Mathieu ammette quando indispensabile: «It’s like a fire extinguisher in the house») e all’acidità volatile: «at low levels, VA can add pleasant balsamic notes to wine, but at higher levels it dominates everything else, pushing the wine toward vinegar».

* Morgon è uno dei dieci cru nella parte collinosa settentrionale della regione. Gli altri sono Brouilly, Côte de Brouilly, Chénas, Chiroubles, Fleurie, Juliénas, Moulin-à-Vent, Régnié e St.-Amour. 

** anche se la definizione non gli piace affatto.

[photo credits: www.winespectator.com]

Pubblicato il 16 maggio 2017 | Nessun Commento

Il 2016 è stato l’anno dei record per gli spumanti made in Italy, che – trainati dal brand Prosecco – hanno fatto registrare un +25% di export, superando il miliardo di euro.

A proposito di bollicine, ecco un paio di segnalazioni dal fronte italiano, se permettete, dopo una serata trascorsa in compagnia di Massimiliano Croci a parlare di spumanti e frizzanti. 

Vini spumanti italiani

La prima è una conferma che arriva dalla via Emilia. Il Lubigo “sur lie” 2014 di Croci è un ortrugo vinificato sulle bucce e rifermentato spontaneamente in bottiglia. Ha colore giallo oro e profumi intensi di fieno e cereali che si affacciano tra la frutta e i sentori vegetali. Il sorso ha grande naturalezza espressiva e spiccata vocazione gastronomica.

La seconda è il Vinudilice de I Vigneri. Pregevole per perlage e finezza, quello di Salvo Foti è un metodo classico rosè, millesimo 2014, ottenuto con alicantegrecanicominnella e altre varietà minori di un vigneto posto sull’Etna, a circa 1300 metri di altitudine, a ridosso del “bosco dei lecci“. Sorprendentemente (almeno per me, s’intende) buono.

Pubblicato il 12 maggio 2017 | Nessun Commento

Era parso subito chiaro che quella abbattutasi sull’Italia tra la seconda e la terza decade di aprile fosse stata un’ondata di gelo eccezionale e lo confermano purtroppo le prime stime ufficiali a cura di Assoenologi.

In Campania «le pesanti gelate notturne – dice Roberto Di Meo, Presidente della sezione regionale di Assoenologi – hanno gravemente condizionato le prime fasi vegetative della vite in quasi tutti gli areali di produzione». Tuttavia «l’eterogeneità delle prime fasi di sviluppo dei germogli ha limitato fortunatamente il danno, interessando buona parte dei germogli già accresciuti e risparmiando così le gemme che appena si aprivano».

La gelata tardiva di fine aprile 2017

Tra le zone più colpite, il Sannio e l’Irpinia. Nell’areale di Tufo, in particolare, i danni sembrerebbero ben maggiori di quelli mediamente stimati a livello regionale (15-20%). La gelata tardiva ha bruciato i germogli della vite già sbocciati per via dell’anticipo del ciclo vegetativo della vite, provocando una vera e propria “paralisi” della pianta, a differenza di quanto avvenuto con la gelata dello scorso anno, precedente di appena qualche giorno.

La speranza – ne parlavo qualche giorno fa con Angelo Muto (Cantine dell’Angelo), mentre passeggiavo nei suoi vigneti – è che nei prossimi giorni vi sia un aumento delle temperature, così che la vite possa ripartire. Ma la situazione, al momento, è tutt’altro che facile.

Continua a cercare »