Pubblicato il 15 settembre 2016 | Nessun Commento

L’Avellino non ha ancora vinto una partita e la trasferta a Verona contro l’Hellas arriva dopo appena 2 punti in 3 partite. L’obiettivo è tornare a casa con un risultato positivo, meglio se con 3 punti in saccoccia. Ma non sarà facile contro la corazzata di Pecchia, che probabilmente non potrà contare sul Pazzo, uno che ne ha buttati di palloni in rete.

Ho chiesto a Jacopo Cossater* qualche dritta su cosa mangiare, bere, fare e vedere nella sua città di nascita. Prima e dopo la partita, fate voi.

Non posso nascondere un certo imbarazzo nel segnalare quelli che sono i miei rifugi in una città in cui ho vissuto per 18 anni ma che, al tempo stesso, frequento solo saltuariamente da altrettanti. Eppure è inevitabile che ci sia un legame molto forte con alcuni angoli di Verona che nel recente passato ho imparato ad amare di nuovo, riscoprendoli con occhi quanto mai diversi. Ristoranti, bar e non solo che mi dispiace non riuscire a frequentare più assiduamente. Mi piacerebbe molto.

Bigoli con le sardelle

Mangiare

Caffè Carducci. C’è qualcosa di speciale in questo piccolo locale che si trova poche centinaia di metri dopo aver superato l’Adige, oltre Ponte Nuovo. La cucina è molto classica, molto veronese e soprattutto molto buona, e l’atmosfera è sorprendentemente rilassata, così diversa da quella rigidità che caratterizza troppi locali del centro storico. Però è elegante, una raffinatezza per certi versi asburgica, e la carta dei vini permette scelte davvero non banali, così attenta alla produzione del territorio. Locale del cuore. Sui 35/40 euro.
Casa Perbellini. In quello che è di slancio il miglior ristorante della città è possibile toccare con mano un bel pezzo della cucina italiana contemporanea. Elegante, informale, accogliente. Insomma, “giusto” sotto ogni punto di vista, soprattutto quello della cucina. Costa molto, ma probabilmente per un’occasione speciale ne vale davvero la pena (menu degustazione sui 150 euro, bevande escluse).
Al Capitan della Cittadella. Piazza Cittadella per me è sempre stato il capolinea delle corriere, quelle blu. Traffico, traffico, traffico. Oggi è quasi del tutto pedonale e di fronte alla fermata invece degli autobus parcheggiati in doppia fila c’è uno dei migliori ristoranti di pesce della città. Immancabili i fritti, quando disponibili. Da 40/45 euro.

Bere

Osteria Sottoriva. Ormai la frequento (quasi) solo nel suo periodo più affollato, durante Vinitaly. Ma la vera Sottoriva è quella del tardo pomeriggio, infrasettimanale, dei bicchieri mezzi pieni e delle tante chiacchiere con gli avventori più abituali. Non quelli che cercano gli Champagne in carta (molti e buoni) ma quelli che si accontentano di un bicchiere di vino, o bianco o rosso. Piacevole accompagnamento le immancabili polpette di cavallo: sì, la vita può essere semplicissima.
Archivio. Cocktail bar di riferimento, nel giro di un paio d’anni è entrato nell’agenda delle cose da fare assolutamente in città. La ricetta è la più classica: prezzi medio/alti, bell’atmosfera, luci giuste, grandissima ricerca sugli spiriti con un occhio particolare a gin e vermouth. Il posto è piccolissimo, mettete in conto che quasi certamente sarete costretti a bere il vostro drink subito fuori, lungo la (per fortuna assai poco trafficata) Via Rosa. Ne vale comunque la pena.
Bar Stella. A guardarlo da fuori non lo direste mai, invece basta andare oltre le apparenze e sbirciare tra i vini dentro al frigorifero per rendersi conto che non si tratta certo di un bar come tutti gli altri. Ad aspettarvi infatti una delle migliori selezioni di vini naturali del centro città, soprattutto veneti ma con belle e divertenti variazioni su tutto il territorio nazionale. Ed è subito rock’n’roll.

Vedere

Il panorama della città da Castel San Pietro la prima volta lascia (quasi) senza fiato, e il bello è che si tratta di sensazione destinata a ripetersi in ogni occasione. Il consiglio è, prima di andare a prendere un aperitivo nei locali appena citati, quello di incamminarsi lungo le scale che salgono dal Teatro Romano poco prima del tramonto, e aspettare.
[credits Lega B]
* tra le altre cose editor di Intravino e blogger con Enoiche Illusioni.

Pubblicato il 13 settembre 2016 | Nessun Commento

Il disciplinare del Fiano di Avellino* non prevede la tipologia spumante, che tanto va di moda oggi. Ciò nonostante, aziende tipo Villa Raiano e Montesole o artigiani come Ciro Picariello (giusto per fare qualche nome) già si cimentano, da alcuni anni e con discreti risultati, nella spumantizzazione del fiano.

Un “Fiano con le bolle” non è una novità nemmeno a Cantina del Barone. Ricordo che in una delle mie prime puntatine a Cesinali – era l’aprile del 2011 – Luigi Sarno stappò una bottiglia di quello che era soltanto un esperimento “casalingo”**. Perlage non proprio finissimo ma fitto, bollicina assolutamente efficace nella presa del palato.

Particella 928, Cantina del Barone

Sono ritornato a Cantina del Barone nel luglio scorso***. Per la gioia di mio figlio, c’erano una ventina di bambini intenti a giocare davanti alla gabbia dei pavoni. Ero di frettissima, soltanto due chiacchiere prima di trovare rifugio in cantina e scorgervi una cesta di bottiglie coricate, con tutta l’aria di esser pronte a frizzare.

Luigi mi ha regalato una boccia ed io non ho potuto che tirargli il collo. Posso dirvi che m’è parso di cogliere lo stesso carattere dei due Fiano di Cantina del Barone, quell’impronta un po’ selvaggia -se vogliamo- da alcuni rinnegata, da altri invece apprezzata e ricondotta pur sempre ad un concetto di tipicità.

Nulla so del nome che sarà. Poche bottiglie da rifermentazione ancestrale, in uscita -forse- a Natale.

[nella foto, la vigna “Particella 928” 5 anni fa]

* la DOC risale al 1978, la DOCG è del 2003.

** di quel giorno conservo ancora un video, purtroppo un po’ sfocato.

*** e ci ho beccato pure Angelo Muto di Cantine dell’Angelo. Come si dice, due piccioni con una fava. 😉

Pubblicato il 1 settembre 2016 | Nessun Commento

Ci siamo, il Lupo va a Chiavari per la prima trasferta dell’anno. La serie A è ferma, allora si gioca di domenica.

Ho chiesto a Filippo Ronco* – che non mi risulta tenga per la Virtus Entella – 😀 qualche consiglio su cosa fare a Chiavari. Prima o dopo la partita, scegliere voi.

La "ciuppin" di Chiavari

mangiare

Vino e Cucina dal 1999
Ristorantino del centro storico in Via Bighetti (parallela al “Carugio” con i portici) a pochi metri dalla basilica di San Giovanni Battista. Ambiente moderno con gusto, stile bistrot parigino, musica jazz e piatti di mare e terra con attenzione alla cucina vegetariana (ma anche no). Bella carta dei vini, con profondità di annate. Vini anche al calice, ottimo q/p.
Sui 35-45 inclusi i vini.

Boccon Divino
Al termine di Via Entella, proprio a due passi da Piazza delle Carrozze, è forse il locale dove si trova la cucina più ricercata e di spessore a Chiavari, moderno il look, buona carta dei vini, crudité di pesce e molto altro. Consigliatissimo per cucina e servizio.
Sui 45-55 inclusi i vini

Enoteca con ristoro del Caffé Defilla
E’ la parte vini dello storico caffè cittadino (da visitare la sala da the, zona aperitivi e pasticceria nello spazio principale). Pochi piatti ben fatti accompagnano una scelta di vini immensa da tutto il mondo. E’ il tempio del vino in città. Il patron, Sergio Rossi, coadiuvato dalla moglie vi accompagnerà nel viaggio. Ambiente elegante/essenziale, vintage. Apparecchiatura minimale, calici di livello, piatti curati. E’ possibile fermarsi anche solo per un calice per l’aperitivo o per un piatto di salumi e formaggi di un certo spessore.
Si può spendere 10 euro come 100, sta a voi.

Lord Nelson Pub
Al termine della passeggiata a mare (lungomare, corso valparaiso).
E’ decisamente il locale più elegante in città. Cucina curata, servizio al top, ottimo bar annesso con cocktail perfetti, pub inglese e sala da te annessi in ambienti dedicati.
Merita un passaggio. Cena inclusi i vini (normali) tra i 60 e gli 80 euro. Cantina di gran livello anche qui gestita da Alex Molinari, presidente ais liguria.

La Trattoria La Brinca di Ne
Fuori città, circa 20 minuti di strada nell’entroterra, a Ne vale assolutamente il trasferimento  (vedi recensione su vinix). Cucina tradizionale di territorio curata in un ambiente rustico e informale ma estremamente curato. Servizio eccellente, carta dei vini straordinaria. Cena sui 40-50 euro se non si beve solo Sassicaia. Bonus: ricarichi sui vini estremamente onesti.

vedere

Il “Caruggio dritto“, lo “struscio” cittadino con i negozi sotto i caratteristici portici (ma anche le parallele poco ritoccate) mostrano l’autenticità di altri tempi. In questa via alcuni dei negozi più noti, da visitare assolutamente la pasticceria Coppello con uno dei locali storici più belli e ben tenuti di tutta la città. Chiedete di Luca e dite che vi mando io, vi farà pagare il doppio ma ne vale la pena.

Piazza dei pescatori (alla fine della passeggiata a mare) e il lungomare al tramonto.
La vista dalla chiesa della Madonna delle Grazie, il mercato cittadino in piazza del mercato, la piazza interna al centro storico e proprio di fronte al palazzo di giustizia.

fare

Un gelato alla Gelateria Verdi in Corso Dante.
Qualcuno vi dirà che conviene andare alla Gelateria Bar Davide ma provate voi stessi.
Per i fighetti c’è la gelateria Spinola nel quartiere Rupinaro, gelato buono ma caruccio.

Rientra nel mangiare ma è più un’esperienza di immedesimazione cittadina.
Fermatevi in uno degli antichi “fainotti”, ad assaggiare la farinata. I più fedelmente rimasti all’antico sono il Baiciotto in Via Vittorio Veneto (sempre centro storico) e Da O Vittorio in Piazza Fenice. Il più “in” è Luchin che merita per vedere il ristorante all’interno. Per la farinata ok, se ci cenate riempite bene il portafoglio.

* fondatore di VinixVinoclic.

[credits Lega serie B]

Pubblicato il 29 agosto 2016 | Nessun Commento

È stato un vero piacere poter partecipare, venerdì scorso, al Barbera Lab che ha aperto la trentaseiesima edizione della Festa del Vino di Castelvenere. Presenti tutti i produttori vienneresi di Barbera del Sannio, s’è tentato di fare il punto della situazione, insieme con Luciano Pignataro e Nicola Matarazzo, degustando alla cieca tutte le etichette in commercio.

Anche se il suo consumo è perlopiù limitato ai confini regionali, la Barbera del Sannio* è tipologia che sta riscuotendo un crescente successo. Tanto più nell’attuale momento storico, in cui sembrano prediligersi rossi più leggeri e godibili.

Le sue caratteristiche (profumi floreali e fruttati, tannino soltanto accennato) ne fanno, poi, un rosso tranquillamente spendibile anche sulle tavole estive, ben potendo reggere temperature di servizio tra i 14 e i 16 gradi.

Festa del Vino, Barbera Lab

Tornando al focus dello scorso fine settimana: tante conferme, qualche piacevole sorpresa. Segnalo, in particolare, due versioni imbottigliate come Beneventano IGP.

Precedenza al debuttante Giacomo Simone (nell’ordine, nome e cognome), ex studente di ingegneria a Siena. Il suo è un rosso di bella freschezza, scarno e dal finale leggermente amarognolo che stempera la tipica nota “dolce”.

Seconda vendemmia, invece, per La Feromani (La come Lavorgna, Feromani come le iniziali dei nomi dei 4 fratelli). Nicolaus è il vino che Nicola Lavorgna ha voluto dedicare al nonno di cui porta il nome, scomparso a 100 anni. Una Barbera del Sannio tipica e ben riconoscibile, più polputa dell’altra, con un sorso anch’esso lievemente amaro in chiusura.

* la superficie vitata complessiva è di appena 100 ettari, concentrata perlopiù nell’areale di Castelvenere, di cui soltanto il 20% iscritta alla DOP Sannio. La produzione annua si aggira intorno alle 60mila bottiglie.

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