Pubblicato il 2 dicembre 2016 | Nessun Commento

Ora che anche Bibenda è stata presentata, con tanto di cena ipergalattica firmata Gianfranco Vissani, posso finalmente concludere il discorso sui vini del Sannio premiati nelle principali guide 2017 e soffermarmi brevemente sui riconoscimenti assegnati da Ais* e Fis ai vini della provincia di Benevento.

Vitae 2017 e Bibenda 2017

Dovrà ricredersi chi pensava di aver visto tutto con i soliti 4 “tre bicchieri” del Gambero Rosso, perché Vitae e Bibenda hanno fatto anche meglio – o peggio, dipende dai punti di vista 😉 – premiando sin dal 2010 quasi sempre gli stessi vini, anche dopo il divorzio ufficiale tra Ais e Fis.

Le uniche eccezioni sono di Bibenda. Nel 2015 (l’anno della scissione) ci scappa un secondo 5 grappoli, mentre nell’edizione 2017 sarà che quest’anno la Fis ha curato i seminari di Vinestate** – per la prima volta il massimo riconoscimento va ad un vino da uve falanghina, peraltro targato Beneventano IGT.

Bravi tutti, eh! Ma un po’ di fantasia noo?? 😀

* sono diplomato Ais, ma non più socio da alcuni anni.

** la tradizionale rassegna sull’Aglianico del Taburno che si svolge a Torrecuso.

Pubblicato il 14 novembre 2016 | Nessun Commento

Me la ricordo bene questa bottiglia di Capitel Monte Olmi. La comprai qualche anno fa, al termine della visita all’azienda della famiglia Tedeschi, nel cuore della Valpolicella  “classica”. Da allora, è rimasta coricata nella cantina di mia nonna, che è il posto delle bottiglie che penso (e spero) di conservare a lungo.

Il Capitel Monte Olmi è oggi la “riserva” di Amarone dell’azienda di Pedemonte di Valpolicella. L’etichetta è più o meno la stessa, ma nel bollino sul collo della bottiglia non c’è più l’indicazione dell’annata – nel caso specifico, 2004 – bensì il logo dell’associazione Famiglie dell’Amarone d’Arte.

Amarone della Valpolicella, Tedeschi

Un paio di settimane fa ho tirato il collo all’unica boccia che avevo, immaginando che un caro amico l’avrebbe apprezzata. E così, in effetti, è stato. È piaciuta anche ad alcuni altri commensali, ben disposti (forse) dall’essere l’Amarone ormai uno status symbol* o magari dal fascino di una vecchia bottiglia strappata al buio della cantina ancora impolverata.

Ecco, io non posso dire mi sia piaciuta. Al netto di una relazione complicata con la tipologia, con qualche eccezione**, tornassi indietro investirei diversamente la trentina d’euro -o giù di lì- che mi servirono per comprare questa bottiglia (tanto decantata quel giorno).

Pur complesso ed elegante al naso, m’è parso, di contro, un vino quasi caricaturale in bocca, appesantito da un residuo zuccherino credo importante e pure un po’ dall’alcol (16 gradi). Mi si dirà “perfettamente rispondente a un’idea di vino che oggi non è più”, ma la scintilla, nel mio caso, non è scoccata soprattutto per il suo essere “poco gastronomico”.

Che poi è questo il motivo principale per cui – non me ne voglia nessuno, manco Trump e Briatore 😉 – nella mia cantina ci sono sempre pochi, pochissimi Amarone della Valpolicella.

Agricola F.lli Tedeschi S.r.l.
Via G. Verdi, 4/A – 37029 Pedemonte di Valpolicella (VR)
Tel. +39 045 7701487
Fax +39 045 7704239
info@tedeschiwines.com

* non a caso Briatore ha regalato 3 magnum di Amarone della Valpolicella al neo Presidente degli Stati Uniti d’America.

** ricordo una bellissima verticale dell’Amarone della Valpolicella Monte Sant’Urbano di Speri, per dire.

Pubblicato il 25 ottobre 2016 | Nessun Commento

Parli di Barolo, ma difficilmente penseresti subito a Verduno, nome (forse) associato con molta più facilità a quel rosso buonissimo che è il Verduno Pelaverga.

Eppure la collina di Monvigliero è oggi unanimemente riconosciuta come una delle menzioni geografiche aggiuntive di maggior pregio della denominazione* e i nebbiolo che vi si producono si caratterizzano per la complessità aromatica.

Barolo Monvigliero 2012, Sordo

Non fa eccezione il Barolo Monvigliero 2012** di Giovanni Sordo, azienda di Castiglione Falletto che vanta oltre 100 anni di storia e – leggo in rete – vede oggi al timone Giorgio, il nipote del fondatore Giuseppe.

La nota eterea iniziale è appena fuori giri e, almeno per ora, questo Barolo sembra giocare più di spada che di fioretto. Il sorso è intenso e di bella tensione, il tannino ben lavorato. La speziatura è di impronta più “dolce”, ma il finale, dove ricompaiono le note fruttate e floreali dell’incipit, è piacevolmente amarognolo.

Promette lungo invecchiamento, toccherà vedere che ne sarà.

Azienda Agricola Sordo Giovanni
via Alba Barolo 175 – Borgata Garbelletto
12060 Castiglione Falletto (CN)
mail info@sordogiovanni.it
tel. +39 0173 62853

* che include Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba ed in parte il territorio dei comuni di Monforte d’Alba, Novello, La Morra, Verduno, Grinzane Cavour, Diano d’Alba, Cherasco e Roddi, tutti ricadenti nella provincia di Cuneo.

** la bottiglia mi è stata inviata direttamente dall’azienda.

Pubblicato il 21 ottobre 2016 | Nessun Commento

La stagione delle guide, Anno del Signore 2017, non è ancora finita, perché mancano all’appello Bibenda di Fondazione Italiana Sommelier e Vitae di Associazione Italiana Sommelier. Ma io proprio non ce la facevo ad aspettare e, allora, ho messo sotto la lente d’ingrandimento i riconoscimenti attribuiti ai vini del Sannio da quelle che ritengo essere le 3 principali guide del settore.

Balza subito all’occhio un dato: i vini del Sannio premiati sono stati più bianchi che rossi. Soltanto L’Espresso ha incluso nei 100 vini da comprare 2 etichette di Aglianico del Taburno, entrambe per così dire “base”.

Torre dei Chiusi, Domenico Pulcino

Gambero Rosso

Ho già detto dei 4 soliti “tre bicchieri” assegnati dal Gambero Rosso. Curiosa ricorrenza del numero dei riconoscimenti, sin dall’edizione 2014, come se nel Sannio non possano essere premiati più (o anche meno) di 4 vini. Ad ogni modo, si tratta delle Falanghina del Sannio Biancuzita 2014 di Torre a Oriente, Janare 2015 de La Guardiense, Svelato 2015 di Terre Stregate e 2015 di Fontanavecchia.

Slow Wine

Sono di parte, avendo io fatto parte del panel di degustazione per Campania e Basilicata. Anche qui le etichette premiate con il riconoscimento di Vino Slow (lapsus, Vino Quotidiano) sono 4. Solo Falanghina del Sannio, di cui ben 3 con l’indicazione della sottozona* (Taburno, per le 2015 di Fontanavecchia e La Fortezza; Guardia Sanframondi, per la 2015 di Corte Normanna). L’ultima è la 2015 di Cautiero. Tralascio, ma solo per il momento, un interessante passaggio sull’Aglianico del Taburno, a cui non vanno riconoscimenti nemmeno tra Vini Slow e Grandi Vini.

L’Espresso

Nell’attesissima (prima) edizione dopo il tanto discusso campo editoriale, la Falanghina del Sannio 2015 di Cautiero si piazza al 65° posto nella classifica dei 100 vini da bere subito. L’unica altra Falanghina del Sannio premiata è la 2015 di Vigne Sannite**, che guadagna l’ultima piazza disponibile nella classifica dei 100 vini da comprare. La denominazione corretta per entrambe, comunque, è Falanghina del Sannio (e non Sannio DOC Falanghina, tipologia monovitigno che non è ammessa dal disciplinare).

Sempre nei 100 vini da comprare, trovano posto 2 etichette di Aglianico del Taburno, rispettivamente al 36° e 37° posto: i 2013 di Nifo Sarrapochiello e di Fattoria La Rivolta. Un po’ più in giù il Sannio Greco 2015 di Fontanavecchia (70°). Nessun sannita, invece, tra i 100 vini da conservare.

* le attuali “sottozone” sono le vecchie doc di un tempo.

** costa 5,80 euro in cantina, non so se mi spiego. 😉

Continua a cercare »
  • in onda qualche giorno fa

  • ultimi commenti

  • Tag