Pubblicato il 8 ottobre 2018 | Nessun Commento

Se il ruolo di Dom Perignon sembra difficilmente inquadrabile, in bilico tra mito e realtà, è invece storia l’impulso decisivo di due vedove, quantomeno per l’affermazione commerciale del celebre vino prodotto con il c.d. méthode champenoise: Louise PommeryBarbe-Nicole Ponsardin. A quest’ultima, vedova sin dall’età di 27 anni (ne ripercorre la storia Fabienne Moreau, nel libro Vita effervescente di Madame Clicquot), va inoltre il merito di aver prodotto il primo Champagne millesimato*.

Guardando ai giorni nostri, certo non mancano le firme di grandi donne (mi viene in mente, giusto per fare un nome, Agnès Corbon) e, tra queste, colei che ama definirsi semplicemente viticultrice, ma che in realtà è Regina del Pinot Nero e nostra Signora di Ambonnay.

Recenti liti famigliari hanno drasticamente ridotto la superficie vitata di cui può disporre Marie Noëlle Ledru, che oggi si prende cura di poco meno di 2 ettari di vigna (in gran parte, appunto, pinot noir, ma anche chardonnay) tra Ambonnay e Bouzy, due comuni classificati grand cru a sud della Montagne de Reims. L’idea di lavoro in vigna è però rimasta la stessa: non si transige sul rispetto per la terra e l’ambiente circostante.

Il suo Champagne Cuvée du Goulté Extra Brut 2012 è un Blanc de Noirs, è fatto cioè con sole uve pinot noir che riposano 48 mesi sui lieviti prima della sboccatura. No legno. Una bolla di grande finezza, ma austera e di assoluto carattere, come nella migliore tradizione di vinificazione di questo nobile vitigno.

* come spiega bene Alberto Lupetti, a differenza dei sans annéemillesime sono figli di una sola vendemmia.

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