Pubblicato il 21 febbraio 2017 | Nessun Commento

Nella domenica appena trascorsa, giorno della festa patronale di San Barbato, sono stato a Castelvenere per la potatura invernale del vigneto didattico di Antica Masseria Venditti.

Cappellino in testa e forbici in mano, grazie a Nicola Venditti e ai suoi collaboratori, abbiamo sperimentato in vigna l’importanza di una pratica destinata ad incidere non soltanto sulla prossima vendemmia, ma anche su quelle a venire.

Vigneto didattico, Antica Masseria Venditti

Ci siamo poi rifocillati con i piatti spiccatamente territoriali preparati da Donna Lorenza, che ha confermato le ottime doti in cucina, primeggiando anche nell’ormai tradizionale “disfida della scarpella*.

Nei calici, tutti i vini di Nicola Venditti, compresi Falanghina e Barbera della linea Assenza**, lanciati nel 2013, dopo un paio d’anni di segrete sperimentazioni. Nessuna aggiunta di solfiti, come si intuisce dal nome, con la combinazione di freddo e filtrazione appena prima dell’imbottigliamento, per eliminare lieviti e batteri, responsabili di possibili rifermentazioni e derive acetiche.

Devo darvi conto di una bellissima Barbetta Sannio DOP Barbera 2013, ancora più convincente dopo l’assaggio di Barbera Lab, del quale avevo colpevolmente tralasciato ogni resoconto. Ebbene, al di là della forte tipicità del bicchiere, che si esprime sui toni floreali di geranio, ho ritrovato un vino più disteso, con una beva ottimamente sorretta dalla freschezza. Ideale compagno a tavola, specialmente della scarpella.

Antica Masseria Venditti
via Sannitica 120-122
82037 Castelvenere (BN)
T +39 0824 940306
F +39 0824 1810858
masseria@venditti.it

* è la tipica lasagna carnevalesca di Castelvenere

** il nome si compone delle iniziali dei figli Andrea e Serena, oltre che del diminutivo della moglie Lorenza.

 

Pubblicato il 14 febbraio 2017 | Nessun Commento

Tra le cose che proprio non mi vanno giù, in fatto di vino, una è che i bianchi bisogna berli d’annata, l’altra è che i rossi con il pesce, proprio no.

Se oggi non è più un tabù bere bianchi (più o meno) invecchiati, vedersi stappare un rosso in accompagnamento a preparazioni (più o meno elaborate) a base di pesce è, invece, ancora inusuale. Eppure, non mancherebbero vini adatti allo scopo. Penso, per esempio, ai Piedirosso dei Campi Flegrei, spesso e volentieri abbinati, con successo, a zuppe di mare in rosso; o anche ai Rossese di Dolceacqua, da provare con il baccalà.

Thierry Puzelat

Sul tema, segnalo un riuscitissimo abbinamento, anche cromatico, sperimentato ad Osteria Arbustico* a Capodanno: astice, schiuma di provola e rapa rossa con Cheverny** Rouge  “La Caillère” 2015 di Clos du Tue–Boeuf, che per la cronaca è un pinot noir in purezza o quasi golosissimo, succosissimo e ruspantissimo (nell’accezione più positiva del termine).

Insomma, vino rosso e pesce si può eccome. Lo stesso produttore, al secolo Thierry Puzelat, sembra volerlo urlare in questa foto trovata sul web: aòò, avete capito?? 😀

* Valva sarà pure fuori mano ma dalla cucina di Cristian Torsiello (una stella michelin dal 2016) escono tante cose buone. Per esempio, un‘entrée di ostrica, patate e nocciola e un risotto (da manuale) allo zafferano, succo di cipolla e porcini. Al fratello Tomas, in sala, vanno invece i complimenti per le scelte affatto banali intraviste in cantina, che denotano sensibilità anche nel ragionato, ma non ostentato, ricorso alla letteratura più naturalista.

** denominazione della Loira di cui sconoscevo persino l’esistenza, sino a quando non mi sono imbattuto nell’ottimo Cheverny Rouge di Hervé Villemade, validissimo esempio di vino glu glu (cit).

Pubblicato il 6 febbraio 2017 | Nessun Commento

Metto subito le mani avanti e dico che di Ratafia de Champagne* se ne sono visti pochini a casa mia, benché il sottoscritto – che ha un debole per i dolci al cioccolato [ma dai!?] 😀 – apprezzi e non poco i vini liquorosi e fortificati in genere.

Ratafia, Chevreux-Bournazel

Recentemente mi sono imbattuto in quello – bellissimo – di una piccola azienda di Connigis, La Parcelle – Chevreux Bournazel, di cui ho anche apprezzato gli Champagne.

Cenere, caramella mou, miele e zucchero filato, cannella. Grande equilibrio e compostezza in bocca, finale interminabile.

* è ottenuto con la quarta spremitura delle uve (nel caso specifico, pinot munire), a cui si aggiunge l’alcol prima della distillazione.

[credits Chevreux-Bournazel]

Pubblicato il 30 gennaio 2017 | Nessun Commento

Ho di recente assaggiato* alcuni vini de La Raia, azienda agricola biodinamica (certificata Demeter) che si trova a Novi Ligure (AL), nella zona dove nasce, vive e cresce l’uva cortese.

Se il Gavi 2015 non mi ha impressionato per personalità, il Barbera Piemonte DOC 2015 mi ha, invece, sorpreso per quel suo essere semplice e gioioso.

Gavi DOCG Riserva 2014, La Raia

Quello che ho preferito è stato, però, il Gavi Riserva 2014, che leggo essere ottenuto da un vigneto con esposizione sud-est e piante di 60 anni. Agrumi, erbe mediterranee, frutta a polpa bianca, un che di dolce a stemperare il sale ed il gusto acidulo di limone, sorso di misurata eleganza e sviluppo gustativo complessivamente armonioso (che mi pare essere il pezzo forte).

Un bianco da bere tranquillamente di qui a qualche anno**, degno rappresentante di una denominazione che non ha incredibilmente lo stesso appeal di altri grandi bianchi, quantomeno italioti. E che invece meriterebbe ben altra considerazione.

On line, direttamente sul sito dell’azienda, per poco meno di 13 europei.

La Raia
Str. di Monterotondo, 79 – Novi Ligure (AL)
tel. +39 0143 743685
mail info@la-raia.it

* l’azienda mi ha inviato una piccola campionatura.

** ricordo, in proposito, una verticalona del Gavi di La Scolca, a cui partecipai qualche anno fa a Roma.

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