Pubblicato il 20 maggio 2013 | Nessun Commento

A Verduno io non ci sono mai stato in vita mia e, perciò, le poche coordinate geografiche che ho le devo (quasi) interamente a Fabio Alessandria, presente al seminario di approfondimento – evvabbè, son giusto un po’ lungo coi tempi ;) – durante il quale ho potuto degustare in anteprima* questo vino.

E così, pur senza aver mai calpestato quelle vigne, ho scoperto che la collina di Monvigliero è «una sorta di anfiteatro naturale con esposizione a sud, forti escursioni termiche e terreni bianchi perlopiù calcarei, che si estende per circa 15 ettari nella parte nord della denominazione». Da un appezzamento di circa 2 ettari l’azienda Comm. G.B. Burlotto tira fuori questo cru di Barolo.

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Poche informazioni anche dal punto di vista della tecnica produttiva: «l’uva non diraspata viene pigiata in contenitori tronco-conici, la fermentazione con macerazione a cappello sommerso si protrae per circa 2 mesi, l’affinamento avviene esclusivamente in botte grande».

Il millesimo 2009, appunto degustato en primeur, direbbero i cugini d’oltralpe, mi ha impressionato per la grande finezza dell’intero assaggio. L’approccio è quasi “in sordina” ma al naso profuma di piccoli frutti rossi e, lievemente, di tartufo; il tannino è ben levigato, il sorso è fresco e sapido, elegante e sottile, molto lungo per persistenza.

Lunga, lunga vita davanti a sé.

Comm. G.B. Burlotto
via Vittorio Emanuele, 28
12060 Verduno (CN)
tel. 0172/470122
fax 0172/470322
mail burlotto@burlotto.com

* Si trattava di un banco d’assaggio di Barolo e Barbaresco organizzato a Milano da GoWine il 21 febbraio scorso; a condurre il seminario di approfondimento c’era Massimo Zanichelli che nella foto è a destra (a sinistra, appunto, Fabio Alessandria).

Pubblicato il 14 maggio 2013 | Nessun Commento

L’idea iniziale era di soffermarmi esclusivamente su questo passodi “Non è il vino dell’enologo” in cui Corrado Dottori** denuncia una sorta di «razzismo enologico» (per cui il vino debba essere per forza di cose «pulito, stabile, morbido») e, più in generale, un superficiale atteggiamento “discriminatorio” nei confronti dei vini bianchi.

Il motivo*** era ed è semplice: amo anch’io i bianchi e non ne ho mai fatto mistero, come in questo post dedicato – manco a farlo apposta – alla Riserva “Gli Eremi 2008 de La Distesa (ah, di questo vino si parla anche nel libro, al capitolo intitolato “Vendemmia”).

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Poi, però, mentre ri-leggevo il libro del “vignaiolo che dissente” (così si auto-definisce in copertina lo stesso Corrado Dottori) pensavo che c’erano almeno #centomila cose capaci di fare da innesco a più o meno attente riflessioni.

Sia chiaro, eh: “Non è il vino dell’enologo” non è un libro sul vino. O meglio, non soltanto sul vino. È anche il racconto della vita di un giovane marchigiano che, dopo gli studi economici bocconiani e le prime esperienze lavorative nel mondo dell’economia, sterza e cambia strada insieme alla compagna Valeria, ri-trasferendosi da Milano a Cupramontana e ri-tornando alla terra; ed è anche il racconto di un rapporto – quello con il padre – che sembra raggiungere l’apice dell’intensità/intimità e “spiccare il volo” soltanto dopo la morte di quest’ultimo, arrivata all’improvviso, purtroppo prima che quel modellino di aeroplano assemblato in dieci lunghi anni potesse decollare.

Il libro va via abbastanza facilmente: aiuta la suddivisione in capitoli, a mo’ di alfabeto; aiuta lo stile “a cuore aperto”. Molto significativi i capitoli ”Marketing enologico” e “Vinitaly”, per i quali ci sarebbero davvero tante cose da dire. Leggeteli. Leggete il libro, poi ne parliamo. ;)

* cito: «Cupra in questo senso è un’isola felice. A Cupramontana il vino è bianco, non si scappa: nelle trattorie, nei bar, durante la sagra dell’uva. Ma noi cuprensi in Italia siamo minoranza assoluta nella patria del Nebbiolo, del Sangiovese, della Barbera e dell’Aglianico. Ai rossisti più intransigenti - tipo mio suocero ;) - così come ai puristi del vino tecnico, ci sono alcuni vini bianchi che vorrei fare assaggiare, per comunicare il concetto difificile e controverso di complessità». [stra-quo-to]  ;)

** Corrado Dottori è “vignaiolo felice” a La Distesa da una decina d’anni. L’azienda si trova a Cupramontana, nelle Marche: «una piccola striscia di terra rivolta a mezzogiorno. Lì dove milioni di anni fa c’era il mare, oggi c’è una distesa di colline che si inseguono sinose. Alle spalle c’è Cupramontana, di fronte Staffolo, in lontananza Cingoli, mentre netta si staglia la figura del monte San Vicino a segnalare la vicinanza degli Appennini».

*** del perché avrei voluto parlare solo di queste poche righe.

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