Pubblicato il 16 dicembre 2014 | Nessun Commento

Partirei dai numeri, se mi è concesso, dicendo che quella appena conclusasi era la tredicesima edizione di Falanghina Felixe che la scelta di “traslocare” da Sant’Agata dei Goti a Benevento è stata “vincente”, come dimostra la forte affluenza registrata nella due giorni (600 visitatori nella serata di sabato, oltre 800 domenica). Ha inciso in modo positivo – ma è solo un mio pensiero - la scelta “strategica” di Palazzo Paolo V, nel cuore della città: il portone aperto e il fermento visibile dall’esterno hanno probabilmente acceso la curiosità pure nelle persone “a passeggio” lungo il corso Garibaldi.

C’è poi da rilevare il crescente interesse per i vini del Sannio, sia fuori che dentro la Provincia (lo dicono anche i numerosi riconoscimenti ottenuti dalle aziende sannite in ambito nazionale ed internazionale); merito (soprattutto) degli sforzi costanti del Consorzio di tutela, cui sembrano affiancarsi - in maniera sempre più costruttiva e propositiva - gli Enti locali.

Così mi ha fatto molto piacere tornare a parlare di falanghina, l’altro ieri sera, nel corso dell’ultimo dei seminari organizzati, felicemente strutturati in modo da privilegiare l’approccio emozionale più che quello tecnico della degustazione, con i relatori nelle vesti di narratori di storie, persone, vigne e vini incontrati qua e là.

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Quelle che seguono sono alcune brevi note sui vini presentati rispettivamente da Antonio Follo, Marina Alaimo, Alessio Masone e Luciano Pignataro; nel mezzo, il vino che ho scelto di raccontare io.

Falanghina del Sannio DOC “V” Vino Spumante di Qualità Brut, Vinicola del Titerno: mai incrociato prima. Al naso ci sono eleganza e una certa aromaticità; il sorso è gradevole ed ha discreta persistenza.

Falanghina Campi Flegrei DOC 2013, Agnanum: la messa a fuoco al naso è molto slow ma l’attesa è ampiamente ripagata perché questo è un vino di grande espressività che si schiarisce e si fa via via più complesso nel bicchiere. Grande coerenza naso/bocca e un sorso che si caratterizza per mineralità, leggi sapidità, ed ottima persistenza gustativa.

Falanghina del Sannio DOC “Alexia” 2013, Fattoria Ciabrelli: dovrò trovare il tempo di parlarne perché questo è il prototipo della falanghina che mi piace: tipica, molto rispondente tra olfatto e gusto, è al tempo stesso rustica ed elegante. Antonio Ciabrelli giura che la spigolosità è uno dei tratti distintivi anche del carattere della figlia Alessia, cui è dedicato il vino.

Falanghina Sant’Agata dei Goti DOC 2013, Mustilli: abbastanza indecifrabile sugli inizi, acquista maggiore definizione - poi – al naso ma stavolta, sinceramente, non convince. Meglio in bocca, dove il vino va giù con buon ritmo e scorrevolezza.

Falanghina del Sannio DOC 2013, Fattoria La Rivolta: un vino assolutamente preciso ed elegante, quasi didattico nella sua puntualità; coerente, dura a lungo e chiude con una gradevole nota amarognola. Ma non è il mio vino.

* Rassegna regionale dei vini da uve falanghina della Campania.

Pubblicato il 15 ottobre 2014 | 2 Commenti

Ristorante milanese mono-stellato Michelin, una gran bella carta dei vini (taaaàc) con suddivisione per zone e/o province all’interno di ogni regione.

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Nella sezione vini bianchi d’Italia divoro pagine* velocemente fino alla (mia) Campania. Greco di Tufo, sotto la voce provincia di Benevento.

La “Cantina dell’anno” secondo la Guida I Ristoranti d’Italia de l’Espresso.

* si fa per dire, l’ho consultata on line.

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