Pubblicato il 14 febbraio 2017 | Nessun Commento

Tra le cose che proprio non mi vanno giù, in fatto di vino, una è che i bianchi bisogna berli d’annata, l’altra è che i rossi con il pesce, proprio no.

Se oggi non è più un tabù bere bianchi (più o meno) invecchiati, vedersi stappare un rosso in accompagnamento a preparazioni (più o meno elaborate) a base di pesce è, invece, ancora inusuale. Eppure, non mancherebbero vini adatti allo scopo. Penso, per esempio, ai Piedirosso dei Campi Flegrei, spesso e volentieri abbinati, con successo, a zuppe di mare in rosso; o anche ai Rossese di Dolceacqua, da provare con il baccalà.

Thierry Puzelat

Sul tema, segnalo un riuscitissimo abbinamento, anche cromatico, sperimentato ad Osteria Arbustico* a Capodanno: astice, schiuma di provola e rapa rossa con Cheverny** Rouge  “La Caillère” 2015 di Clos du Tue–Boeuf, che per la cronaca è un pinot noir in purezza o quasi golosissimo, succosissimo e ruspantissimo (nell’accezione più positiva del termine).

Insomma, vino rosso e pesce si può eccome. Lo stesso produttore, al secolo Thierry Puzelat, sembra volerlo urlare in questa foto trovata sul web: aòò, avete capito?? 😀

* Valva sarà pure fuori mano ma dalla cucina di Cristian Torsiello (una stella michelin dal 2016) escono tante cose buone. Per esempio, un‘entrée di ostrica, patate e nocciola e un risotto (da manuale) allo zafferano, succo di cipolla e porcini. Al fratello Tomas, in sala, vanno invece i complimenti per le scelte affatto banali intraviste in cantina, che denotano sensibilità anche nel ragionato, ma non ostentato, ricorso alla letteratura più naturalista.

** denominazione della Loira di cui sconoscevo persino l’esistenza, sino a quando non mi sono imbattuto nell’ottimo Cheverny Rouge di Hervé Villemade, validissimo esempio di vino glu glu (cit).

Pubblicato il 6 febbraio 2017 | Nessun Commento

Metto subito le mani avanti e dico che di Ratafia de Champagne* se ne sono visti pochini a casa mia, benché il sottoscritto – che ha un debole per i dolci al cioccolato [ma dai!?] 😀 – apprezzi e non poco i vini liquorosi e fortificati in genere.

Ratafia, Chevreux-Bournazel

Recentemente mi sono imbattuto in quello – bellissimo – di una piccola azienda di Connigis, La Parcelle – Chevreux Bournazel, di cui ho anche apprezzato gli Champagne.

Cenere, caramella mou, miele e zucchero filato, cannella. Grande equilibrio e compostezza in bocca, finale interminabile.

* è ottenuto con la quarta spremitura delle uve (nel caso specifico, pinot munire), a cui si aggiunge l’alcol prima della distillazione.

[credits Chevreux-Bournazel]

Pubblicato il 30 gennaio 2017 | Nessun Commento

Ho di recente assaggiato* alcuni vini de La Raia, azienda agricola biodinamica (certificata Demeter) che si trova a Novi Ligure (AL), nella zona dove nasce, vive e cresce l’uva cortese.

Se il Gavi 2015 non mi ha impressionato per personalità, il Barbera Piemonte DOC 2015 mi ha, invece, sorpreso per quel suo essere semplice e gioioso.

Gavi DOCG Riserva 2014, La Raia

Quello che ho preferito è stato, però, il Gavi Riserva 2014, che leggo essere ottenuto da un vigneto con esposizione sud-est e piante di 60 anni. Agrumi, erbe mediterranee, frutta a polpa bianca, un che di dolce a stemperare il sale ed il gusto acidulo di limone, sorso di misurata eleganza e sviluppo gustativo complessivamente armonioso (che mi pare essere il pezzo forte).

Un bianco da bere tranquillamente di qui a qualche anno**, degno rappresentante di una denominazione che non ha incredibilmente lo stesso appeal di altri grandi bianchi, quantomeno italioti. E che invece meriterebbe ben altra considerazione.

On line, direttamente sul sito dell’azienda, per poco meno di 13 europei.

La Raia
Str. di Monterotondo, 79 – Novi Ligure (AL)
tel. +39 0143 743685
mail info@la-raia.it

* l’azienda mi ha inviato una piccola campionatura.

** ricordo, in proposito, una verticalona del Gavi di La Scolca, a cui partecipai qualche anno fa a Roma.

Pubblicato il 24 gennaio 2017 | Nessun Commento

C’è da dire grazie a Cristiano Garella, che la scorsa settimana è venuto fino a Roma per raccontare il vino Bramaterra* ed ha infine stappato questa bottiglia, millesimo 1980, di Tenute Sella.

Nel mentre, s’è parlato del futuro di questo vino, che molti vorrebbero legare a quello di un’unica (nuova) denominazione –Alto Piemonte– capace di dare un tetto a terroir tanto geograficamente vicini ma pur diversi tra loro.

Bramaterra 1980, Tenute Sella

C’è da dire, ad ogni modo, che la bottiglia ha fatto la sua figura, centrando l’obiettivo di dare un’idea delle potenzialità del vino (e del suo areale). 

Ingresso dolce, sorso spesso ma sempre scorrevole, tannino levigato, pepe, caffè, mallo di noce, un abbraccio balsamico, l’inconfondibile nota rugginosa, la frutta rossa e i ricordi di melograno in chiusura. 

Niente male davvero per un vino con 36 vendemmie sulle spalle. Che già esser qui a raccontarlo non è mica cosa da poco.

* la DOC è del 1979. Possono essere utilizzate uve nebbiolo (dal 50% all’80%), croatina (max 30%) e/o uva rara e vespolina (da sole o congiuntamente, max 20%).

Continua a cercare »
  • in onda qualche giorno fa

  • ultimi commenti

  • Tag