Pubblicato il 20 giugno 2016 | Nessun Commento

I nomi di Agnès e René Mosse erano per me sconosciuti quanto i loro vini. Ma da queste parti si rincorre continuamente la scoperta ed è stato bello affondare il naso nel bicchiere, per ritrovarsi, un attimo dopo, a Saint Lambert du Lattay.

Le Rouchefer rappresenta (probabilmente soltanto) per il sottoscritto una vera e propria rivelazione. Questo 2014 lo è (forse) un po’ anche per chi già conosceva questo splendido bianco della Loira. Il millesimo restituisce, difatti, uno chenin blanc che mi dicono non esser mai stato così disteso nei primi anni di vita. Insomma, tutto fuorché quello che è generalmente all’esordio: ridotto, quasi indecifrabile.

Le Rouchefer, Agnès & René Mosse

Nulla so della vinificazione, ma stando a quello che passa per il bicchiere, non sono poi così lontani, per certi versi, i bianchi del Jura. La nota eterea è molto accesa, sembra quasi profumare di spirito, prima ancora che di fiori.

Al palato, si allarga e ispessisce. Il passaggio in legno conferisce ulteriore ricchezza aromatica. Ci sono maggiori rotondità e dolcezza, chissà forse pure di zuccheri (?) e non solo d’alcol, ma la spina dorsale acida scongiura ogni pericolo di pesantezza. Il tutto è solo in apparente contrasto con un profilo olfattivo che gioca sull’ossidazione.

Davvero un bel vino. A berne sempre così. 😉

Pubblicato il 15 giugno 2016 | Nessun Commento

Il mio francese funziona male male male (cit.), perciò ho probabilmente capito pochissimo di quello che Charles Dufour ha raccontato dei suoi Champagne, a Roma, una decina di giorni fa.

Mi sovviene in aiuto il sito internet del distributore italiano, da cui traggo conferma del fatto che dopo alcuni anni di impegno nell’azienda di famiglia (convertita al biologico nel 2006), il giovane Charles Dufour da Landreville, classe 1982, ha iniziato la sua avventura da “solista” nel 2010, iniziando a vendere i suoi Champagne con il brand omonimo e quello di Bulles de Comptoir, letteralmente “bolle da banco”.

Charles è un gran personaggio. Prima di degustare i suoi Champagne abbiamo bevuto insieme l’ottimo Champagne La Parcelle non dosato di Chevreux-Bournazel. (base 2012, che lui – se non ho capito male – non ha prodotto). Nella regione dell’Aube, cosa niente affatto scontata, produce non uno, bensì due, blanc de blancs, uno da sole uve chardonnay e l’altro da pinot blanc.

Charles Dufour

Ed è proprio quest’ultimo, lo Champagne che ho preferito nella carrellata di assaggi, ancor più del #3 nouveau souffle (da magnum, sboccatura 14 ottobre 2014), che forse nemmeno Charles si aspettava così in forma e del #4 Vinorama, più volte incrociato di recente, entrambi commercializzati come Champagne Bulles de Comptoir.

Lo Champagne Brut Nature Blanc de Blancs “Le Champ du Clos” – che prende il nome dall’omonimo lieu-dit situato nel villaggio di Celles-sur-Ource è quello che si dice un vino di sostanza, ma al tempo stesso di gran classe. Naso inizialmente più duro, con la nota smaltata in primo piano, che si apre poi sul floreale, prima ancora che sulla frutta a pasta bianca, sul mallo di noce. Il dégorgement è molto recente, quindi mi aspetto cose ancora migliori da qui a venire.

Solo 1500 bottiglie per un prezzo medio di circa 60 europei.

Champagne Charles Dufour e Champagne Bulles de Comptoir
6 rue de la Croix Malot – 10110 Landreville
contact@bullesdecomptoir.fr

Pubblicato il 10 giugno 2016 | 1 Commento

Nella mia personalissima top-equalcosa, da imperterrito bianchista quale sono, il Verdicchio dei Castelli di Jesi occupa uno dei primissimi posti. Quello di Riccardo Baldi, declinato nelle due etichette La Staffa e Rincrocca, è senzadubbiamente (cit.) tra i miei preferiti oltre che uno dei più interessanti della denominazione.

La storia di Riccardo – parole sue – è quella di un giovanissimo capitato per sbaglio in questo mondo pur vivendo a Staffolo, dove di vino si vive tutti o quasi. Dal 2010 ha preso in mano l’azienda avviata dal padre nel 2004, allorquando aveva deciso di acquistare circa 3 ettari* di vigneto con annessa casa colonica e piccola cantina in contrada Castellaretta.

Verdicchio dei Castelli di Jesi, La Staffa

L’altra sera a Roma, (un’altra volta) 🙂 a Il Sorì, abbiamo assaggiato tutte le annate del Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico sin qui prodotte dall’ormai ex golden boy del Verdicchio. Il vino per così dire “base”, ottenuto con l’assemblaggio di tutte le uve dell’azienda, è quello che più mi piace, anche se i ben informati mi dicono di un Rincrocca 2013 buonissimissimo, che sono molto curioso di assaggiare. Poi vi dirò, néh! 😉

Ecco com’è andata.

2015 (estate tendenzialmente calda e poco piovosa, vendemmia tra il 7 e il 28 settembre)impossibile pretendere di più adesso, a poco meno di 3 mesi dall’imbottigliamento, soprattutto all’olfatto, che dopo un inizio così così, apre alla frutta gialla e al glicine. Decisamente meglio al palato, dove pare esserci qualcosina in più in termini di fascino, ritmo e spinta. Azzarderei: potrà regalarci molte soddisfazioni.

2014 (annata molto piovosa, il 28 di giugno c’erano nebbia e temperature bassissime, del tipo che di sera si girava con giubbetto e maglioncino. Vendemmia tra il 13 settembre e la prima settimana di ottobre): al netto delle oggettive difficoltà per un andamento stagionale più che complicato, nel bicchiere c’è un buon vino. Ecco, c’è qualche accenno di ossidazione, come dimostra anche il colore (un giallo più scuro) e, in generale, sembra avere più anni di quanto non risulti all’anagrafe, un po’ monocorde al naso. Vero è che casca male, in mezzo a quelle che saranno – a mio avviso – le bocce migliori della serata. Bocca decisamente più interessante, tra miele e piccantezza.

2013 (15 giorni di pioggia continua a fine maggio e peronospora larvata** sempre in agguato. Vendemmia tra il 7 e la fine del mese di settembre): per molti, me compreso***, il miglior vino della serata. A tratti leggermente fuori giri la nota alcolica, entra con la giusta “dolcezza”, ma anche con grinta e intensità. Al gusto è saporito, fresco e salato. Tonico.

Per via dei problemi avuti con i sugheri del 2012 (millesimo in cui la vendemmia è stata anticipata al 25 agosto), Riccardo ha portato anche il Rincrocca pari annata, entrambi da magnum. Ho preferito il “base”, pur riconoscendo alla “selezione” qualcosa in più in termini di finezza.

Una parentesi a proposito di eleganza dei Verdicchio.

Giampaolo Gravina osserva come sia difficile assegnare ai Verdicchio un bonus di eleganza, dovendosi piuttosto riconoscere le loro doti migliori nell’intensità delle sensazioni e nella salinità.

Sulla stessa lunghezza d’onda, Alessio Pietrobattista, secondo cui si tratta di vini che giocano più di spada che di fioretto.

Tornando al 2012. Poi 2011 e 2010.

Il “base” ha irruenza e intensità, probabilmente anche una maggiore tensione gustativa, che si esprime con una sapidità così vigorosa da confondere un po’ anche il resto. Pareri discordi su come sarà tra qualche anno. Diciamo che io non sono poi così pessimista, ma vallo a sapere! 😉 Il Rincrocca è, invece, più composto al naso, altrettanto sapido e anche più equilibrato in bocca.

2011: non gli fa difetto l’intensità. Il sorso è caldo e ha una buona dinamica, chiude con una bella sensazione amarognola, forse non ha grandissima complessità ma fa, comunque, la sua figura.

2010: le 2 bottiglie (su 3) che ho provato io erano (più o meno) ossidate ma, ciò nonostante, discretamente piacevoli. Erano i primi passi in vigna e in cantina di Riccardo.

La Staffa di Riccardo Baldi
via Castellaretta 19 – 60039 Staffolo (AN)
tel. 0731-779810
fax 0731-59007 
mail: info@vinilastaffa.it

* oggi sono una decina in tutto.

** il grappolo diventa secco per l’occlusione dei vasi linfatici e, quindi, casca a terra.

*** anche questione di cuore, avendolo scelto come uno dei vini del battesimo del mio secondogenito.

Pubblicato il 6 giugno 2016 | 1 Commento

Chevreux-Bournazel è un nome completamente nuovo per il sottoscritto e lo Champagne La Parcelle di questo giovanissimo domaine, condotto secondo i crismi della biodinamica in quel di Connigis, è declinato in due etichette ottenute da sole uve pinot meunier, ma con differente dosaggio (un dosage zéro e un extra-brut da 4 g/l).

La produzione è più che confidenziale. Cioè, ragazzi, nel caso della prima uscita del dosage zero, anno 2012, parliamo di 350 bottiglie in tutto. Si arriva a 650 per la versione millesimata 2013 e 350 per l’extra-brut pari annata, che ha l’etichetta bianca e non color bronzo. Perdonerete la foto del non-dosato, ma ci credete che non ne ho una -dico una- decente? 🙂

Champagne Chevreux-Bournazel, La Parcelle

Bollicina finissima, naso di sottile eleganza e lucentezza, cangiante, di grande complessità: eucalipto e menta piperita, pere, cedro e limoni, miele d’acacia. Sorso coerente, di grande pulizia, che si sviluppa più in verticalità che in ampiezza, con un corredo di esuberante freschezza e salinità che sembrano preannunciare un futuro più che roseo.

L’incontro con la boccia n. 225 (tirage 26/9/2013 – dégorgement 19/2/2015) lo devo a Charles Dufour, che ce l’ha fatta assaggiare la scorsa settimana a Roma, prima della degustazione dei suoi Champagne a Il Sorì. Prendano esempio – permettete la parentesi – molti produttori delle mie parti, ai quali andrebbe spiegato che proporre il vino di altri significa nient’altro che promuovere, insieme, il proprio territorio.

Ad ogni modo, non ne capisco molto (anche) di bolle d’oltralpe, ma azzarderei che La Parcelle di Chevreux-Bournazel è uno Champagne da tenere d’occhio. Pare abbiano già un importatore in Italia, on line si trova intorno ai 50 europei.

Chevreux-Bournazel
31 Hameau de Launay – Connigis
France
+33 6 21 91 24 34
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