Pubblicato il 5 giugno 2018 | Nessun Commento

Forse non avevo ancora il tastevin sul petto, ma ricordo bene come, all’inizio della mia passione, ricercassi quasi compulsivamente tutti i vini premiati con questo o quel riconoscimento. Fu proprio scorrendo la lista dei vincitori della Mostra Nazionale Vini Passiti e da Meditazione che venni a sapere dell’esistenza di due aziende sannite, che producevano passiti di falanghina (a quel tempo non immaginavo che dall’uva più diffusa in regione potessero ricavarsi dei vini dolci).

Non passò molto prima che, in uno dei miei frequenti viaggi di rientro a casa, nel Sannio, programmassi una deviazione per Guardia Sanframondi, dove si trovano, ad appena 150 metri l’una dall’altra, sia Aia dei Colombi che Corte Normanna. Ma fu soltanto per una mera casualità (un telefono, quello di Corte Normanna, che squillava a vuoto) che feci solo la conoscenza di Marcello Pascale e sua moglie Maria, e mi innamorai dei loro vini, passito Jocalis incluso. Marcello, uno che in campagna ci sta dalla mattina alla sera, mi mostrò orgoglioso il vigneto più bello, circa 3 ettari poco distanti dall’azienda, da dove arrivano i grappoli di falanghina per il Vigna Suprema e quelli di aglianico per il cru Colle dell’Aia.

Aia dei Colombi

Ieri sono tornato ad Aia dei Colombi a distanza di alcuni anni (e con qualche chilo in più) e mi ha fatto un enorme piacere rivedere Maria e Marcello. Molto è cambiato (i serbatoi di acciaio hanno lasciato il garage dell’abitazione per trovare posto nella nuova cantina, grande e funzionale; le botti –nella foto– hanno via via sostituito le barrique per l’affinamento dei rossi da aglianico), non invece i loro volti, né i loro vini (se non in meglio), sempre intimamente legati al territorio di origine. Stavolta c’era anche Gaetano (Nino), Presidente di Slow Food: abbiamo parlato (non solo di vino) e assaggiato (anche il passito), alla fine mi ha fatto dono di un po’ di cose da provare.

Indovinate un po’, sono riuscito a passare pure a Corte Normanna e non mi è nemmeno servito telefonare, o almeno non inizialmente. Ho solo scritto un messaggio su Instagram all’account dell’azienda e Francesco, studente di agraria a Viterbo, mi ha messo in contatto con il papà Alfredo Falluto (l’altro titolare è il fratello Gaetano), con cui mi sono poi accordato direttamente per la visita. S’è parlato di tutto e di più, di territorio, di tappi, di falanghina (l’azienda, tra le poche ad essersi attrezzata in zona, crede molto nella spumantizzazione di quest’uva e i risultati mi sembrano davvero interessanti). Il Sannio Fiano 2009 stappato al volo, pur con un leggero velo di ossidazione (al naso, più che in bocca), era sorprendentemente buono (per me, almeno; non una novità per Alfredo). Non c’è stato tempo per riassaggiarlo lì, ma Alfredo mi ha regalato due bottiglie del passito Porta dell’Olmo. Lo berrò presto.

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